Transizione 1987
cificamente pensati per la difesa ambientale, anche se non sempre in modo esclusivo. I comuni di Ferrara, Bologna, Ravenna, Parma si sono dotati di un assessorato all ’ ambiente, mentre nei comuni di più piccole dimensioni prevalgono le commissioni consiliari nelle quali ritro viamo, accanto alle rappresentanze istituzionali, la presenza di or ganismi di categoria, associazioni ecologiche, gruppi di volontariato ambientale, ecc. Lo strumento di garanzia più frequentemente proposto è il cosiddetto “ 113 ambientale ” , un canale telefonico per la segnalazione di problemi ambientali. A Modena è stato proposto nel programma di legislatura; a Parma è in funzione da qualche anno, gestito dalla Lega ambientale in collaborazione e con il sostegno delle istituzioni locali; in tre comuni minori è in funzione e viene gestito direttamente. Esiste poi il fenomeno del volontariato ambientale che rappresenta la forma più diffusa e significativa di rapporto pubblico/privato e che interessa, senza distinzione, comuni grandi e piccoli. La tipologia degli interventi è molto diversificata. Per il mo mento è possibile formulare soltanto un elenco di esperienze non ancora ragionato ed organico, così come per tutte le esperienze di volontariato che abbiamo indagate. Tali esperienze, infatti, per la loro diffusione e complessità richiedono studi e approfondimenti ulteriori, ancora prematuri in questa fase di elaborazione della ri cerca. Si va da gruppi ecologici ai quali i comuni affidano la ge stione di piccoli problemi (come lo smaltimento di particolari ri fiuti — vetro, latta, ecc. — o l ’ organizzazione di mostre informa tive) a comitati misti sorti per la manutenzione di zone verdi o la cura di parchi naturalistici; alla istituzione di consorzi veri e pro pri sottoscritti da comuni e associazioni ecologiche per la gestione di aree vaste e complesse. Ma — come si diceva — il volontariato emerge con chiarezza non solo nell ’ ambito ambientale, ma in molti altri settori: da quel lo socio-sanitario, a quello per la protezione civile, a quello cultu rale e sportivo. Si avverte, in generale, una sensibilità istituzio nale diffusa e il tentativo di offrire a quelle forze risposte nuove e non tradizionali. Il ventaglio degli interventi è ampio e diversifica to: dalle forme più semplici — come il finanziamento diretto o l ’ offerta di beni o strutture, formalizzati con convenzioni o con semplici delibere — al sostegno di centri sociali autogestiti e sorti per assistere particolari settori di emarginati: dagli anziani, ai tossicodipendenti, agli handicappati; all ’ affidamento a forme di au 53
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