Transizione 1987

le ” , pur nelle forme distorte in cui è avvenuto nel nostro Paese, ha esteso grandemente la sfera dell ’ azione pubblica dai soli atti cosiddetti “ autoritativi ” a servizi essenziali per le condizioni di vita della popolazione. La mancanza di una seria azione riformatri ce, al di là di validi propositi come quelli contenuti nell ’ ormai famoso rapporto Giannini del 1979, ha reso ancor più stridente la contraddizione tra apparati pubblici inefficienti e regolati da nor me arcaiche e una società nonostante tutto in crescita e trasforma zione, con oneri crescenti in termini di lentezza e macchinosità per il sistema produttivo. Nello stesso tempo è cresciuta nei cittadini la consapevolezza dei propri diritti, sia quelli tradizionali — di libertà e sociali — sanciti dalla Costituzione, sia quelli nuovi — di informazione, di tutela dell ’ ambiente, di partecipazione, di efficienza amministrati va. È questo il frutto di una maturazione democratica della nostra società, cui hanno grandemente contribuito le esperienze partecipa tive degli ultimi anni promosse proprio in grande parte dalle auto nomie locali. Ciò si riflette nelle elaborazioni delle principali forze politiche: l ’ accento si sposta dai partiti e sindacati, su cui era assolutamente prevalente all ’ epoca della Costituente rispecchian do fedelmente l ’ Italia di allora, alle formazioni sociali e alle forme partecipative non partitiche (tra cui i “ corpi intermedi ” della tra dizione cattolica democratica), all ’ individuo e al “ cittadino ” come protagonista politico. È su questa mutazione che si innestano anche diverse correnti culturali: la ventata neoliberistica che si presenta come reazione antiburocratica allo Stato sociale; la riconsiderazione dei temi della comunità e della partecipazione in termini di valorizzazione delle autonomie sociali nei rapporti con le istituzioni (ad esempio il volontariato); la ripresa dei temi di eguaglianza e di solidarietà sociale, propri del movimento operaio, in un nuovo rapporto con le battaglie di libertà. Se queste sono le ragioni generali, nazionali, della rinnovata sensibilità dei cittadini per il funzionamento dell ’ amministrazione, si può dire che il problema è più acuto per il nostro Comune perché le cose funzionano peggio che altrove? O si può viceversa dire che non c ’ è nessuna specificità nostra, o comunale in generale, perché tutto dipende dal cattivo funzionamento della amministra zione pubblica dello Stato? Su questo tema è quasi inevitabile la tendenza dei gruppi poli tici a orientare il giudizio a seconda della propria collocazione di

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