Impegno presente 3-1960

mancanza di obliquità e di violenza, tutto è statico e le linee sono sempre in angolazioni rette. Ed è questa geometrizzazione che segna una novità nel « tempo » della narrazione: « des éléments de sa mémoire et du temps réel ou présent se confondent chez lui dans un temps hors du temps » 8 . Si può anche dire che la nuova dimensione temporale di Robbe-Grillet è la cronologia della ricerca, ricerca per la messa in luce di certi motivi geo metrici astratti. Si noti come l ’ immagine del millepiedi schiacciato, in cui la critica francese ha trovato un ’ allusione all ’ attrazione sessuale di A. e Franck ritorni con regolarità e simmetria. Ed ancora si veda come certe situazioni (ad esempio la partenza di A. e Franck) ritornino sotto vari aspetti. Questo rigore è alla base della costruzione del romanzo del Robbe- Grillet piu maturo e mette in luce la sua aspirazione costante a ridare carattere primitivo alle cose, a togliere loro ogni incrostazione concettuale, ogni attribuzione data dagli altri uomini, per lasciare la semplice appa renza geometrica, visiva, incontestabile. L ’ interpretazione di Roland Bar- thes in questo senso è esatta, perché Robbe-Grillet procede veramente al rivolgimento radicale del romanzo: «... procède d ’ un formalisme radicai... on peut dire... que la formalisation du roman telle que la poursuit Robbe- Grillet n ’ a de valeur que si elle est radicale, c ’ est-à-dire que si le roman- cier a le courage de postuler tendanciallement un roman sans contenu » 9 . Il rigorismo della Jalousie è proprio come quello di Mondrian, un rivolgimento formalistico estremo, una esclusione a priori di qualsiasi sche ma ideologico. Questo, secondo Barthes, è in conformità con una situa zione storica attuale che lui chiama « degré zero de l ’ histoire ». Ma vor remmo notare che questa mancanza di ideologia, e persino di schemi men tali conduce Robbe-Grillet ad una mancanza assoluta d ’ umanità, che vuol dire ad una mancanza di sentimenti oltre che d ’ idee. Cioè procede verso una produzione indefinibile, che se pur nuova è tale da essere priva di qualsiasi carica, sia essa anche esistenzialistica. Per il francese Roland Barthes questo potrà essere attualità, rivoluzione, ma per noi per cui at tualità e rivoluzione corrispondono ad idee nuove che si sviluppano ed agitano ed hanno rapporto ed influenzano lo sviluppo della vita, questo formalismo assoluto, questo degré zèro del romanzo, per quanta sapienza costruttiva vi sia profusa, non può avere nessun valore se non di sintomo. Ed il cammino stesso di tutti costoro, Butor, la Sarraute, Robbe-Grillet

non può avere altro sbocco, sulla strada che battono della negazione asso luta dei valori, e in questo senso Robbe-Grillet li ha superati tutti. 11 loro è il cammino verso il romanzo senza azione, senza uomini, senza sentimenti (secondo uno schema antibalzachiano), senza valori, co scienza sociale e moralità (secondo la distruzione dei valori esistenzialista), senza ironia (secondo che cosa?). È il cammino questo verso la tomba del romanzo e Robbe-Grillet e soci accompagnano il funerale con la stessa impassibilità dei loro personaggi. La loro è una produzione senza prospettiva, a meno che in futuro l ’ umanità sia destinata a diventare una massa amorfa e senza cervello, impinguata dalla generosa mano del neocapitalismo. Diceva Giorgio Bassani di questi scrittori: « Non mi pare azzardato prevedere che la fortuna in Italia di manierismi del genere di quelli di Butor, Robbe-Grillet e Nathalie Sarraute, dipenderà in gran parte dalla sorte che sarà riservata alla democrazia. L ’ impassibilità mortuaria del Voyeur e della Jalousie evoca direttamente la dittatura del grande capitale industriale, del moderno qualunquismo neopositivista (e la conseguente messa al bando dei comunisti) » 10 . Cosi i nodi vengono al pettine: alla mancata integrazione spirituale dell ’ individuo nella società, costoro rispondono teorizzando il concetto e facendoci sopra molti ricami microanalitici; all ’ alienazione, all ’ impossibi lità di influire sul rinnovamento dei rapporti tra gli uomini rispondono dicendo che l ’ uomo non può procedere ed agire motu proprio, ma è solo una cosa tra le cose mossa dai fenomeni esterni. In sostanza la loro si rivela una acquiescenza ad uno stato di cose giu dicato da essi stessi anormale. E la loro novità si riduce ad un tecnicismo che non può soddisfare in quanto corrisponde ad una staticità antirivolu zionaria nei concetti. La morale della favola può essere che molto spesso le avanguardie celano un fondo reazionario inconfessato, per cui la diffusa sfiducia in esse ha una ragione d ’ essere e che le storie degli uomini piu o meno sa ranno sempre le stesse, in quanto vere storie e mai formalismi e chi cam bia e cambierà e deve cambiare è l ’ uomo. Perciò dobbiamo credere in lui ed aiutarlo a maturare, non cantare le litanie sul suo fallimento. Ma questa forse secondo alcuni è una « sanità » eccessiva, la cui prà tica rivelerebbe l ’ inettitudine di troppi apprendisti stregoni.

8 B. M orissette , in: Critique, luglio 1959. 9 R. B arthes , in: Critique , settembre 1955.

10 G. B assani , in: Nuovi argomenti, maggio-agosto 1959.

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