Impegno presente 3-1960
Per il resto L'avventura è senza dubbio l ’ opera piu impegnata di Anto nio™, per l ’ intensità del racconto e per l ’ unità d ’ ispirazione, che permette alla vicenda di nascere e morire senza alti e bassi, con la stessa identica tonalità generale. A questo film, come a nessun altro di Antonioni, si adatta la defini zione coniata dal Renzi per le opere del regista ferrarese: « un blues intorno a situazioni di crisi ».
ARTI FIGURATIVE
Tullio Vietri
di G ianni C elati
Aligi Sassu presentando la personale di Tullio Vietri nel febbraio scorso accennava alla grande libertà di forme nella pittura odierna, la quale « ha aperto le porte ad una massa di incapaci, di insufficienti, di non artisti, di non pittori ». Ora, se di ciò non fossimo rimasti convinti, l ’ aspetto grottesco e par tigiano, la povertà d ’ idee ed il trionfo dell ’ istrionismo piu gretto e volgare nella ultima Biennale di Venezia, sarebbe stata un ’ utile conferma. Si capirà dunque quanto possa avere spicco nel campo delle odierne arti figurative, dove sembra avere assunto un ruolo decisivo per il suc cesso d ’ un pittore la trovata spicciola, piu ingenua e gratuita ed il gioco infantile di creare nuovi accostamenti ed effetti visivi, privi d ’ un legame con una base di idee, l ’ opera d ’ un artista che mette in luce particolari doti di serietà e di severità nel controllo della propria espressione, ed inoltre una sapienza ortografica in stretto rapporto con un fondamento di pensiero. Di qui la spiegazione dell ’ ingresso alla ribalta nazionale in cosi breve tempo d ’ un pittore, che fino all ’ anno scorso non aveva ancora allestito la sua prima personale. Ma è evidente rivedendo alcuni quadri della sua ultima produzione che il processo di formazione di Tullio Vietri ha ormai raggiunto il piano d ’ una sua maturità e parallelamente la ricerca pittorica è viva e già al di fuori di ogni fase di sperimentalismo. Questo continuo lavoro di aggiornamento e di chiarificazione dei pro pri motivi appariva già in chiaro dalla personale del febbraio scorso. In fatti v ’ era una serie di quadri, nei quali si cercava di ricostruire il ritmo della realtà attraverso certe sue manifestazioni più appariscenti, più fami liari a tutti noi, come ad esempio nei « muri » tappezzati di titoli, scritte e cartelloni. Quadri sotto molti aspetti poco convincenti, perché il ripen samento del ritmo della realtà avveniva attraverso i suoi simboli più ovvi e occasionali. Ma tuttavia quadri che erano premesse alle realizzazioni mi gliori. Infatti si notava già in essi un uso spericolato ed avventuroso (che non ha niente in comune con gli originalismi dei biennalisti) di varissimi
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