Problemi della transizione 1979
Oltre il metodo. Mutamento e cono scenza scientifica di Giulio Giorello e Marco Mondadori
«Ho bisogno di guanti color pulce e di stivali Verdi. Contraddi zione. Mi contraddico? Benissimo, sì, mi contraddico». (J. Joyce, Ulisse)
Esiste il metodo? Esiste certamente nelle scienze della natura. Lo ha scoperto Galilei, Bacone ne è stato il protagonista, Newton il trionfo. E dopo Maxwell, Mach, Einstein, Bohr, Heinsenberg... lo hanno sviluppato pezzo a pezzo costituendo l’ attuale visione scien tifica. Purtroppo, diverso è stato il destino delle «scienze morali»: pensate, non hanno ancora trovato il loro Newton, e forse nemme no il loro Galileo! Da J.S. Mill a E. Nagel, la caccia è aperta. Si sa so lo che «lo stato arretrato delle scienze morali potrà essere superato solo applicando ad essi i metodi delle scienze fisiche, opportuna mente estesi e generalizzati» (J.S. Mill, Sistema di Logica, libro VI). Ma ogni storia diplomatica — lo sapeva bene Procopio di Ce sarea — cela una «storia segreta». Ma è il contrasto tra queste due storie che getta luce sull ’ unica storia reale. Il metodo esiste come l ’ ippogrifo. Cioè nessuno dei due esiste. Ma l ’ ippogrifo è costitutivo deWOrlando Furioso tanto quanto lo è il metodo nei Principia di Newton. La questione si pone allora a forbice: errori reali/ricostruzioni razionali. Come in politica. Gli errori reali contano, ma contano di più le ricostruzioni razionali. Perché le ricostruzioni razionali sono parti di programmi di trasformazione. Essi riguardano ciò con cui la scienza (la società) potrebbe essere riconosciuta, in quanto distinti da ciò che la scienza (la società) ha di fatto utilizzato. Parafrasando il Quine 1 . Non tutto è possibile, però. Sentite questa storia. È il caso di un pianeta che «si comporta male». Esso devia dalla traiettoria calcola ta degli astronomi più esperti. È forse uno scacco per le teorie appli cate dai nostri astronomi? Qualcuno risponderebbe che lo è. Sir Karl Popper, ad es.. Ma evidentemente, il metodo di Sir Karl non è quello dei nostri astronomi. Essi, invece di rigettare come «falsifica te» le loro teorie più care, ipotizzano l ’ esistenza di un nuovo piane ta, un pianeta «perturbatore», fino ad allora sconosciuto, che spie gherebbe la deviazione in questione. Di questo ipotetico nuovo pia
1 Quine, Modi del paradosso, Milano 1975, p. 219.
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