Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
neta calcolano in base alle loro teorie più «care», massa, e orbita. Deve avere queste e queste coordinate in questi e questi gior ni dell ’ anno. Basta puntare i telescopi e guardare. Purtroppo, il pianeta perturbatore è troppo piccolo per poter essere scorto an che dai più potenti telescopi disponibili. I nostri astronomi, impassi bili, chiedono allora un finanziamento per costruire telescopi anco ra più potenti. Passano gli anni. I telescopi sono pronti. Vengono puntati, ... ma niente. Forse, una nuvola di polvere cosmica ci na sconde il pianeta. I nostri astronomi calcolano la posizione e le pro prietà di questa nuovla, e naturalmente chiedono nuovi fondi per in viare un satellite a controllare i loro calcoli. E la nuvola non si trova. Testardi, ostinati, non abbandonano le loro solite teorie, né l ’ ipotesi del pianeta perturbatore. Ribattono: e se ci fosse un campo magne tico che disturba le rilevazioni del satellite? ... La storia potrebbe continuare. La lasciamo a voi. Questa storia di possibilità si biforca a questo punto. Nettu- no/Vulcano. La prima volta estese il sistema solare aggiungen dogli Nettuno — il pianeta che perturbava l’ orbita di Urano. I te lescopi sancirono il trionfo del calcolo e del paradigma dominante — la teoria della gravitazione di Newton. Ma la seconda volta lo po polò di fantasmi. Quando si fece una mossa analoga per spiegare la «deviazione» di Mercurio, ipotizzando l ’ esistenza di Vulcano, le co se non andarono altrettanto bene. Per quanti sforzi si fecero, nessu no riuscì mai ad osservare Vulcano. Ma, nonostante questo, nessu no — pace Popper — se ne occupò. L ’ anomalia venne semplice- mente accantonata. Come prevede la metodologia dei programmi di ricerca di I. Lakatos 2 , di cui questa storia è una metafora, ci si ri-accorse di questa anomalia solo quando venne costruita una teo ria migliore, migliore nel senso che la spiegava, la relatività genera le einsteiniana. Ripetizione e differenza. Casi storici del genere mettono in lu ce una caratteristica costitutiva dell ’ impresa scientifica: V autono mia relativa della scienza pura. Naturalmente, non pretendiamo di dare alcuna linea di demarcazione rigida tra scienza pura e scienza applicata. Questi sogni sono tramontati col neopositivismo. La ri cerca scientifica è un continuuum la cui demarcazione in puro/ap- plicato è storicamente variabile. Ma per ogni data formazione so ciale, essa è sufficientemente chiara e fisicamente rappresentata dalle istituzioni scientifiche. Questa tematica del rapporto tra ricerca scientifica e strutture sociali, nonché la questione connessa al mutamento concettuale nell ’ impresa scientifica è stata al centro di due giorni di intenso di battito in un Convegno organizzato dalla Fondazione Feltrinelli, a Milano il 16 e 17 dicembre 1978. Questo sostenevano e questo riprendiamo. Nella zona della «scienza pura», è provvisoriamente sospeso ogni vincolo esterno: senso comune, pratica sperimentale, bisogni sociali sono tempora neamente dominati da esigenze interne di crescita ininterrotta. Ma non c ’ è nulla di mistico in tutto questo, come osservava in quella se de F. Papi: «La pluralità di relazioni economiche possibili, di relazio ni politiche, e di circuiti sociali, in cui avviene la produzione di cono scenze, non muta la regola secondo cui si può parlare di produzio 2 AA.VV., Critica e crescita della cono scenza, Milano 1976, pp. 174-177.
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