Problemi della transizione 1979

Oltre il metodo

ne della conoscenza solo se gli oggetti prodotti possono essere controllati e fruiti al livello della comunità scientifica addetta alla produzione. La comunità e il suo patrimonio conoscitivo si costitui sce infatti al livello della circolazione della produzione delle cono scenze, indipendentemente dalle relazioni economiche, politiche, sociali che ogni elemento che ne fa parte intrattiene in quanto spe cifico produttore di conoscenze». Questa forma della produzione scientifica, e cioè la sua auto nomia relativa, è dunque essa stessa socialmente determinata. Benché in altre forme sociali, dall ’ antichità classica al medioevo, al cuni tipi di ricerca scientifica — per esempio astronomia ed ottica — abbiano goduto di una autonomia relativa, è soltanto col sorgere del capitalismo e con lo sviluppo delle istituzioni scientifiche, che questa condizione di autonomia relativa è stata sistematicamente «imposta» ai ricercatori puri. Paradossalmente, l ’ unico vincolo dei ricercatori puri entro questo specifico modo di produzione è stata la libertà di esplorare le ipotesi più bizzarre e implausibili dal punto di vista del senso comune e delle loro possibili applicazioni pratiche, in tutte le direzioni. Di fatto questa strategia «ha pagato»: le teorie più astratte, più distanti dalla «superficie delle apparenze» si sono rivelate le più ricche anche sotto il profilo della ricerca applicata. Questo non significa tuttavia che questa «norma», implicita nel modo stesso di funzionamento delle istituzioni scientifiche, en tro il modo di produzione capitalistico, non sia entrata spesse volte in tensione con altre norme, subendo in non poche circostanze pe santi sconfitte. È un altro esempio questo del carattere «multiplo» della ricerca scientifica. Questo mostra anche che la tesi dell ’ auto nomia relativa non pregiudica alcuna questione di sostanza circa le effettive relazioni tra sviluppi scientifici e mutamenti nei rapporti di produzione. Non implica affatto che, poniamo, problemi sorti nell ’ ambito di esigenze produttive o di esigenze belliche, non possa no filtrare nei «quartieri alti» della teoria pura ed eventualmente dar luogo a nuovi sviluppi. Negare questo sarebbe fuggire in faccia ai fatti. Il punto è un al tro. Questi nuovi sviluppi dipenderanno sia nei loro modi che nei lo ro risultati — positivi o negativi — dalla struttura interna della co munità scientifica interessata e degli apparati teorici a disposizione sia al suo interno che in ambiti a volte, prima facie, del tutto dispara ti. Un caso di questo genere è, per esempio, quello della ciberne tica (con le ricerche di N. Wiener). È ben vero che alcuni dei proble mi — sul finire della seconda guerra mondiale — che motivarono queste ricerche venenro stimolati da circostanze esterne (ad esem pio, esigenze della difesa contraerea). Ma la costellazione teorica entro cui vennero concettualizzati e risolti — costellazione che in cludeva dai teoremi tauberiani ai teoremi ergodici — non solo pree sisteva, ma era stata sviluppata per ragioni completamente indipen denti, e certo senza alcun riferimento ad applicazioni di questo tipo. Questo non significa tuttavia che questa «norma», implicita verso: nel mettere in luce il ruolo decisivo della matematica pura in tutti i più importanti sviluppi scientifici, puri e impuri. Le sue tecni che, pur sviluppandosi usualmente in risposta a problemi specialis simi, a veri e propri «puzzles» nel senso di Kuhn, finiscono per costi tuire grandi «modelli» di soluzione per problemi prima facie di natu ra completamente diversa. Di nuovo, l’ esempio di Wiener è rappresentativo. Nel 1932, in «Tauberian Theorems», lo stesso Wiener ricollega i propri risultati alle ricerche di Hardy e Littlewood sui metodi analitici in teoria dei

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