Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

numeri. Problemi di ingegneria venivano in tal modo connessi con una mossa creativa a problemi già risolti nell ’ ambito di una delle più sofisticate e astratte teorie matematiche, la teoria dei numeri. Un ambito in cui problemi tipici sono quelli della congettura di Fermat, di Goldbach, della distribuzione dei primi, degli zero della funzione zeta di Riemann, ed altre bizzarie ancora! Osservava Wiener sem pre a questo proposito che «numerose ed importanti branche della matematica e della fisica concernevano il comportamento asintoti co di funzioni per valori molto grandi o molto piccoli dei loro argo menti»; ma il paradigma migliore era dato proprio dai casi più astrat ti che a loro volta suggerivano stategie di ricerca per i casi più con creti. «L'utilità di un 'opinione è essa stessa una questione di opinio ne, altrettanto contestabile, aperta alla discussione, quanto l'opinio ne stessa». (J.S. Mili, On Liberty) È allora il caso di abbandonare ogni ipotesi rigida di «coerenza del complesso delle conoscenze alla società» secondo cui, per dirla con gli autori de L'Ape e/'Architetto «se la società di cui si parla è in stato di transizione perché presenta al suo interno contrasti non mediabili, che spingono verso una trasformazione dei rapporti so ciali di produzione, il senso della crisi si propagherà anche al livello dei valori che sono impliciti nel lavoro scientifico, producendo una situazione [...] che si risolverà, al risolversi dei contrasti, dando luo go [...] anche a una rivoluzione scientifica» 3 . La nostra non è tuttavia una proposta puramente epistemologi ca che occulti il carattere progettuale e quindi non neutrale dell ’ im presa scientifica. Il fatto che la ricerca scientifica pura si sviluppi in una condizione di autonomia relativa non significa affatto che essa sia «neutrale». Significa invece che il suo carattere progettuale è connesso con le grandi trasformazioni sociali in modi assai più complessi e contorti di quanto molte forme di «materialismo stori co» siano disposte ad ammettere. Tale connessione passa attraver so, «sistemi di slittamenti e transiti» — per dirla con uno dei parteci panti al Convegno, Mario Vegetti — che implicano anticipazioni o ri tardi della teoria pura rispetto alle esigenze economiche e sociali: anticipazioni e ritardi in parte determinati dalle modalità interne di crescita dei paradigmi scientifici in competizione. Questo punto di vista, se esclude del tutto la possibilità di una «pianificazione della ricerca scientifica» a livello della scienza pura, è perfettamente compatibile con uno sfruttamento razionale delle conoscenze scientifiche già esistenti. Massimo di libertà, dunque, per i ricercatori teorici. Perché non esiste il metodo né per costruire le teorie a partire dai dati, né per valutare le teorie sulla base dei da ti, né — tanto meno — per decidere se esse siano «adeguate alle istanze più progressive della prassi umana» (AA.VV., LApe e !' Ar chitetto, cit., p. 79). D ’ altra parte, questo appello alla prassi, sia essa individuale o sociale, come criterio per la valutazione dei meriti di programmi di

3 AA.VV., L ’ Ape e / ’ Architetto, Milano 1976, p. 74.

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