Problemi della transizione 1979

Oltre il metodo

ricerca alternativi non riesce ad eludere un ovvio dilemma: se for mulato rigidamente, esso esclude prematuramente la maggior par te dei programmi; se formulato in forma larga, li ammette tutti, ridu cendosi a una variante retorica del tutto va bene. «Alle difficoltà intrinsiche dobbiamo aggiungere che Averroè, non conoscendo il siriaco e il greco, lavorava sulla traduzione di una traduzione». (J.L. Borges,. L'Aleph) Quel che stabiliscono le osservazioni precedenti è un ’ esten sione della tesi ormai ben nota della sottodeterminazione delle teo rie rispetto ai dati empirici, alla relazione tra teorie e bisogni sociali. In queste circostanze, l’ unico modo razionale per «pianificare» lo sviluppo scientifico non può consistere in un inafferrabile riferimen to alle «istanze più progressive», ma semplicemente nel distribuire risorse limitate, e cioè la quota di reddito nazionale che la collettivi tà è disposta ad investire nella ricerca «pura», in modo tale da favo rire quello, o quei programmi rivali che promettono il massimo tasso di crescita. Questo significa: porre problemi nuovi, risolvere alcuni di questi ed alcuni dei precedenti, senza interruzione. Ogni ristagno in questa proliferazione di problemi e soluzioni incrociate costitui sce una minaccia mortale per la sopravvivenza stessa del pro gramma. Ma i problemi non si danno mai su un piatto d ’ argento, si strap pano. Ongi programma ha i suoi problemi. La formulazione di ogni problema implica infatti una «classificazione naturale», e ogni pro gramma ha la propria. Così, nuovi quadri concettuali, spesso co struiti per risolvere questioni «di dettaglio», finiscono con il porre una serie di nuove domande assai più complesse. Ad es., la radica le riclassificazione dei corpi celesti sottostante alla rivoluzione co pernicana, se pure risolse alcuni problemi «locali» dell ’ astronomia tolemaica, d ’ altra parte sollevò una miriade di problemi nemmeno formulabili entro il quadro concettuale sottostante al sistema tole maico: perché i corpi pesanti continuano a cadere in direzione della superficie della terra che ruota, che si sposta cioè nella sua orbita intorno al sole? Che cosa muove i pianeti, e come in assenza delle sfere sono trattenuti nelle loro orbite? L ’ astronomia copernicana minava credenze stabilite e dogmi rassicuranti, ma poneva più do mande di quelle cui rispondeva. Però, le domande eccedenti erano interessanti. Erano delle sfide intellettuali. Non mancò perciò chi vi si impegnò. E alla fine qualcuno riuscì: da Gallileo a Newton, da Gauss a Poincaré. Ma se ogni programma pone i propri problemi e eventualmen te questi risolve, in che cosa mai consiste la rivalità tra programmi? In che cosa consiste lo scontro? e perché mai dovremmo privile giarne alcuno? Il fatto è che un problema centrale di ogni program ma al suo sorgere è precisamente quello di formulare i propri pro blemi in modo tale che le loro soluzioni possano essere interpretate anche come soluzioni di ben specificati problemi di altri programmi. Perciò, una componente essenziale di un nuovo programma è la co struzione di un «manuale di traduzione» che renda possibile questa re-interpretazione. In tal modo si ottiene usualmente un premio ad dizionale: non solo si riescono a spiegare gli insuccessi dei pro grammi alternativi, ma anche ad ereditare tutti i loro successi. Que sto è il progresso scientifico. Naturalmente, quando nella vita reale si affaccia un nuovo programma di ricerca, esso non viene propo sto con un «manuale di traduzione» già pronto per l ’ uso. Lo si co

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