Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
struisce invece passo a passo, nella misura in cui esso si sviluppa articolando il suo apparato matematico ed estendendo il suo cam po di applicazioni. Dunque, agli inizi, né espistomologi né scienziati militanti potranno stabilire l ’ eventuale superiorità del nuovo quadro concettuale. Lo spostamento al nuovo programma non potrà perciò dipendere dalla sua superiorità attuale, ma al massimo dalla sua su periorità potenziale. La transizione implica allora una scelta rischiosa: può ben dar si infatti che il paradigma consolidato stia ormai soffocando in ano malie senza prospettiva corrente di soluzione, ma il nuovo paradig ma non è all ’ inizio certo più affidabile. Quanto meno, lo abbiamo vi sto, ci pone più problemi di quanti non ne risolva. Su questo sfondo diventa allora quanto mai elusivo lo stesso criterio di «pianificazio ne» basato sulla «promessa del massimo tasso di sviluppo». Lo ab biamo visto, non è affatto banale valutare queste promesse. Ogni svantaggio, per quanto schiacciante, può essere annullato median te uno «spostamento creativo di problema». Ma chi è in grado di prevederlo? Ma allora l ’ unico atteggiamento produttivo verso la ricerca pu ra è di finanziarla in modo tale che tutti i candidati abbiano inizial mente uguali opportunità di successo. E poi vinca il migliore. Per ché c ’ è il migliore; solo che non possiedono come il dio di Spinoza la mappa infinita dell ’ universo, lo sappiamo sempre alla fine. Ma sia chiaro: il migliore de facto. Nulla vieta che i programmi alternativi avrebbero potuto vincere se scienziati sufficientemente intelligenti li avessero sviluppati. È questo punto che drammattizza la famosa battuta di Lakatos secondo cui «una brillante scuola (appoggiata da una ricca società che finanzi pochi esperimenti ben pianificati) può con successo mandare avanti qualsiasi programma fantastico, o, se lo desidera, rovesciare invece qualsiasi pilastro di “ conoscenza affermata ’ ’ , scelto ad arbitro» 4 . Ma questo non ha da preoccuparci minimamente. Naturalmente, nella misura in cui siamo fallibilisti, e in cui quindi siamo disposti a rivedere le nostre credenze consolida te alla luce di programmi di fatto, e non solo potenzialmente, mi gliori. «Quel pensiero suscitava in Ulrich una forte commozione e un grande disagio: gli sembrava tracciare la linea di confine fra criteri nuovi e distorsioni di criteri comuni». (R. Musil, L ’ uomo senza Qualità) Si tratti di un controesempio a una dimostrazione matematica, di un pianeta che si comporta male, di un animale che non rientra in una data tassonomia, di un deviante che viola le norme della morale corrente, di un mostro che sconvolge le codificazioni stabilite per il corpo, la risposta della ragione statica e dogmatica è sempre la stessa: l’ esclusione. Ma l ’ atteggiamento critico rovescia il guanto. Le incursioni ai confini sfidano l ’ intelligenza a rimodellarli. Nuovi confini si configurano passo a passo. Le eccezioni non confermano la regola, diventano una nuova regola. Da Pitagora al calcolo nu merico di oggi: uno straordinario sviluppo ricco di immense applica zioni partorito da un «mostro», la «irrazionale» radice quadrata di
4 AA.VV., Critica e crescita, cit., p. 266.
98
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online