Problemi della transizione 1979
Oltre il metodo
due. Ma questa è cosa nota. Il punto importante è che la maggior parte delle più significative svolte nella pratica scientifica sono sta te determinate da «tensioni concettuali» come quelle che — con la scoperta degli irrazionali — hanno «teso» il concetto di numero. Dalla nozione di spazio — da Euclide a Riemann — a quella di ener gia — da Leibniz a Planck e Einstein — a quella di materia — da Cartesio a Heisenberg — senza contare una miriade di esempi «lo cali», da «pianeta» a «pesce», la tensione dei concetti ha imposto la ristrutturazione delle classificazioni precedenti. Il progresso nasce proprio da queste mosse di risposta a errori, scacchi, sorprese spiacevoli. Ma proprio esso passa attraverso una violazione siste matica degli standard di rigore accreditati. La scienza non-rigorosa progredisce, è feconda, ma forse non «razionalmente accettabile» secondo gli standard delle metodologie correnti. La scienza «razio nalmente accettabile» è sterile, e ritarda il progresso. È meglio allo ra quando è peggio? Vediamo. Nonostante il progreso si realizzi a lungo andare attraverso tensioni concettuali, attraverso la costru zione di «mostri», gli scienziati militanti guardano a questo tipo di sviluppo con sospetto, anzi usualmente resistono. Dalla reazione di Galileo alle richerche di Keplero, a quella di Nàgeli alle proposte di Mendel, dal rifiuto di Dalton dei risultati di Gay Lussac, a quello di Kelvin dei risultati di Maxwell, novità inatte se sia di carattere teorico che di carattere sperimentale sono state osteggiate dai membri più creativi e influenti della comunità scienti fica. Dovremmo liquidare tutto questo con la miserabile spiegazio ne in termini di «limitazioni umane»? Non lo crediamo affatto. Come ha chiarito Kuhn, il fatto profondo sottostante alle «limitazioni uma ne», o forse, meglio di esse, è precisamente la costruzione di un ambiente adatto alla nascita di mostri. Un mostro infatti può nasce re solo sullo sfondo di aspettative teoriche profondamente radicate, e queste ultime non possono che essere il risultato della resistenza accanita, ostinata della comunità scientifica a precedenti mostri meno «fortunati». È solo sconfiggendone alcuni che siamo poi in grado di trarre il massimo profitto dagli altri. È dunque questa «tensione essenzionale»: tradizione e innova zione, conservazione e mutamento, la molla che spinge avanti l ’ im presa scientifica. E non solo l ’ impresa scientifica. Gombrich ha ri costruito una dinamica analoga nello sviluppo delle arti visive. Ma questo è precisamente il senso e l ’ importanza del pluralismo. Non è una banale costatazione di uno status quo che — per una ragione o per l’ altra — non riusciamo a cambiare. È piuttotsto la consapevo lezza che il modo più efficiente per cambiare lo status quo è attra verso il conflitto. Il problema diventa allora non quello di fuggire dal conflitto in uno dei tanti paradisi in terra che ci sono stati promessi da Platone in avanti, ma quello di sfruttare il conflitto per avanzare passo a passo dalla situazione attuale. E ormai la comunità scientifica stessa ha messo a punto stru menti — anch ’ essi fallibili — di gestione razionale del conflitto. Non resta che utilizzarli, buttando a mare le cinture retoriche che hanno bloccato fino a questo punto ogni progetto di trasformazione.
G.G. e M.M.
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