Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Tradizione comunista e sindacalismo rivoluzionario

di Roberto Finzi

* Si tratta del testo preparato per la ta vola rotonda conclusiva il convegno «Lo sciopero operario del 1908: un problema storico» (Parma 1-2 dicembre 1978) sul tema: «Il ruolo del sindacalismo rivoluzio nario nella storia del movimento operaio italiano», tavola rotonda cui hanno parte cipato — oltre l’ a. di queste pagine —

Idomeneo Barbadoro, Alceo Riosa, Sal vatore Sechi. Per ovvi motivi di tempo il testo fu in quella sede sunteggiato. Nel ri proporlo in forma integrale si è ritenuto giusto non modificare la sua primitiva for ma orale.

1. Mi sembra assai arduo — se non impossibile — definire og gi, per quanto in via provvisoria, il ruolo del sindacalismo rivoluzio nario nella storia del movimento operaio italiano. Non solo è neces saria ancora una vasta mole di ricerche ma soprattutto più ci si ad dentra più il fenomeno appare — come già notavano i contempora nei — multiforme e più appaiono riduttivi i tentativi di definizioni uni voche. Ma più anche si presenta come un nodo, politico e culturale, la relativa disattenzione al suo nascere e svilupparsi fino agli anni più recenti da parte della storiografia del movimento operaio. Qual che utile indizio per la definizione del ruolo del sindacalismo rivolu zionario — e, forse, qualche suggestione per ulteriori indagini — credo possa venire appunto da un tentativo di risposta a questo per chè, che è poi, specularmente, lo stesso problema dei motivi per cui ad un certo punto (a noi abbastanza prossimo) ci si ripropone con forza la questione del sindacalismo rivoluzionario. Su tale terre no quindi mi muoverò, focalizzando la mia attenzione essenzial mente sulla tradizione analitica di matrice comunista. Una scelta in qualche modo inevitabile. È sufficiente riandare con la mente, a ciò che Vittorio Foa ha scritto nel saggio contenuto nel volume quinto della einaudiana Storia d ’ Italia 1 o a quanto su «Primo maggio» nota va Umberto Sereni sul ruolo a suo avviso giocato nel giudizio sul sindacalismo rivoluzionario da quelle che definisce le «tesi liquida tone di Plechanov e (...) di Lenin, fondate sulla conoscenza degli aspetti più superficiali e più compromessi» del movimento 2 o ai que siti proposti da Alceo Riosa nella premessa al suo volume sul sinda calismo rivoluzionario 3 o alle considerazioni ancora di Sereni e poi di Maurizio Degl ’ Innocenti e di Maurizio Antonioli poste a mo ’ d ’ in troduzione delle ricerche da loro presentate al convegno di Piombi no del giugno ’ 74 4 . Dal complesso di queste conosciutissime note critiche, tra lo ro peraltro assai articolate, emerge assieme alla recezione da parte della storiografia — e anche, direi, della tradizione — di solo una

1 Foa, Sindacati e lotte sociali in Storia d'Italia, coordinata da R. Romano e C. Vi vami, Torino 1973 e segg., voi. V, t. Il, pp. 1800-1. 2 Sereni, Sindacalismo rivoluzionario a Parma, «Primo maggio», n. 3-4, 1974, pp. 18-20. 3 Riosa, Il sindacalismo rivoluzionario in

Italia e la lotta politica nel partito sociali sta dell'età giolittiana, Bari 1976, pp. 8-12. 4 Degl'Innocenti, Il sindacalismo rivolu zionario e la crisi del giolittismo, «Ricer che storiche», n. 1, 1975, pp. 92-3; Anto nioli, Sindacalismo rivoluzionario italiano e modelli organizzativi: dal modello indù-

strialista dei Filippo Corridoni ai Sindacati Nazionali d'industria (1911-1914), ivi, pp. 129-147.

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