Problemi della transizione 1979
Sindacalismo rivoluzionario
parte delle riflessioni dei teorici comunisti sul sindacalismo rivolu zionario pure l ’ indicazione della loro ricchezza. Questo appunto mi sembra voglia sottolineare Foa quando scrive che «sul sindacali smo rivoluzionario la storiografia sindacale ha ritenuto, in senso peggiorativo, solo una parte del pensiero di Gramsci» 5 . 2. Gramsci, come è noto, ritorna a più riprese sul sindacali smo rivoluzionario. Su «L ’ ordine nuovo», su «Lo stato operaio» (ver so la fine del ’ 23), — poi diffusamente — in quello scritto fondamen tale che è Alcuni temi della quistione meridionale di cui merita riper correre le tappe della vicenda editoriale: scritto nel ’ 26, viene pub blicato sul numero del gennaio del ’ 30 di «Lo stato operaio», quindi ripreso nel febbraio del '45 da «Rinascita» e riproposto infine, prima della edizione delle opere complete, nel ’ 51 nell ’ antologia La que stione meridionale apparsa nella celebre «Piccola biblioteca marxi sta» delle Edizioni Rinascita. Pure nelle riflessioni del carcere Gram sci affronta in varie occasioni il nodo del sindacalismo rivoluziona rio. Le due note specifiche più rilevanti mi sembrano essere, in ordi ne d ’ importanza: Alcuni aspetti teorici e pratici dell ’ «economismo» che costituisce il § 18 del Quaderno 13 (XXX) titolato Notarelle sulla politica del Machiavelli 6 databile fra il ’ 32 e il ’ 34 7 e Emigrazione e movimenti intellettuali del Quaderno 1 (XVI) 8 scritto fra il ’ 29 e il ’ 30 9 . Con questo corpus, assai frastagliato e complesso, occorre fa re i conti e non solo con questa o quella postilla. Anche Togliatti si sofferma sul sindacalismo rivoluzionario: particolarmente importante — come è stato rilevato — il suo giudi zio nel famoso corso sugli avversari, tenuto a Mosca presso la scuola dell ’ Internazionale fra il gennaio e l’ aprile 1935 pochi mesi prima del VII congresso dell ’ IC. Nel ’ 50 un importante dirigente comunista, Arturo Colombi, pubblica nella collana dei «Quaderni della Federazione comunista milanese» Sindacalismo e riformismo. E nello stesso torno di tempo un saggio sugli scioperi parmensi del 1908 è ospitato dalla rivista «Emilia» 10 che non è un organo del PCI ma è tuttavia espressione di un particolare sforzo politico nei confronti degli intelettuali della più grande organizzazione comunista italiana, quella appunto emiliano romagnola. Queste ultime indicazioni non corrispondono a criteri di com pletezza: occorrerebbe per questo uno spoglio sistematico di tutta l ’ imponente massa, spesso dispersa, della pubblicistica prodotta, sia a livello centrale che locale, dal PCI o dai gruppi ed organizza zioni ad esso vicini. Nè — quale che sia il giudizio che di tali lavori si voglia dare — a criteri di qualità. Mi è sembrato utile rammentarli per il loro valore sintomatico. Intanto propongo a ben vedere, il te ma di certe sottili, impalpabili ma reali continuità di presenza di filo ni politici o, se si vuole, di psicologia politica di massa. Non mi ad dentrerò su questo terreno anche troppo inesplorato. Vorrei solo os servare che Colombi — che ha diretto l ’ Emilia e che nel ’ 50 è, oltre che membro della direzione del partito, segretario regionale del PCI in Lombardia — è uomo attento alla storia delle organizzazioni che dirige e ne conosce il valore di «forza materiale». Non a caso si sof
5 Foa, op. cit., p. 1800. 6 Gramsci, Quaderni del carcere, Torino 1975, voi. Ili, pp. 1589-97. 7 Ibidem, IV, p. 2410. 8 Ibidem, I, pp. 68-9. 9 Ibidem, IV, 2373. 10 Basevi, Lo sciopero agrario a Parma
nel 1908, «Emilia», a. Ili, n. 17, aprile 1951, pp. 144-7.
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