Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
mistificata e mistificante, contorta e indiretta,ma reale — di «forma zione», per così dire, del proletariato. La questione dei fiduciari è ti pica. E non mi pare si possa liquidare con le possibilità legali che of fre alle organizzazioni clandestine del proletariato. Una traccia è in Togliatti laddove afferma: «sul problema dei fiduciari di fabbrica ve diamo come i sindacati fascisti non solo volevano continuare a lavo rare con le forme della Confederazione generale del lavoro, ma re clamavano anche gli stessi diritti di questa» 30 . Il riferimento di Togliatti connette la «contraddizione» sindaca le del regime con le forme di organizzazione e di radicamento del ri formismo. Ed è ovvio: la CGdL era stata l ’ organizzazione assoluta- mente maggioritaria del proletariato italiano ed al suo interno, per trasformarla, i militanti comunisti erano stati chiamati ad operare. La «contraddizione» sindacale del regime non può anch ’ essa che misurarsi con la forma dominante del movimento operaio. Resta cionostante che il personale politico che gestisce quella «contraddi zione» ha una precisa estrazione: i modi, gli stilemi del rapporto con le masse non possono non risentire e si può pensare che ne risenta pure il modo in cui si rapportano, vivono la «loro» organizzazione parte di quelle stesse masse: i giovani in particolare, in genere quei lavoratori che non hanno vissuto in prima persona l’ esperienza del la libera organizzazione operaia prefascista. Settori del proletariato che s ’ affaccieranno alla ribalta della nuova libera organizzazione operaia del dopoguerra con quella esperienza e anche sulla base di esse operano le loro scelte, di adesione o di rigetto (una determi nante non meno decisiva d ’ un influsso). Gli esiti di destra di una parte non irrilevante del personale poli tico sindacalista rivoluzionario contribuiscono a spiegare il perchè di un lungo silenzio. Anche qui ci si trova dinnanzi ad un appiatti mento che in altre forme — nella condanna o nell ’ àpologìà che sia — subiscono altre storie: quella del fascismo come quella della re sistenza. Sarebbe un errore produrre un ulteriore appiattimento ba nalizzando i perchè. Vi contribuiscono molte cose, oltre una palese necessità immediata di difesa: la prevalenza nella cultura italiana di determinate correnti ideali, lo stato della scuola, il manicheismo in dotto dalla guerra fredda, la scelta del partito di massa con la con seguente volontà di non operare distinzioni fra quelli della prima ora e gli altri in una situazione determinata del movimento operaio inter nazionale. 6. Colombi si è visto, non è meno aspro nella denuncia del ri formismo che del sindacalismo rivoluzionario. Su ciò s ’ intravvede un dibattito nel partito, che si rivela nella differenza degli accenti. Il togliattiano Ceto medio ed Emilia rossa, del settembre 1946, è trop po noto perchè sia necessario richiamarlo puntualmente. È indub bio che da analisi di quel tipo promana una spinta allo studio attento del riformismo. Che infatti sarà oggetto di una relativa maggior at tenzione: per la sua forza storica, il suo ruolo, il suo maggior avvici narsi — tutto sommato — ai problemi dello stato, e non per sterile piaggeria verso il «capo». Se si guarda al di là delle schermaglie propagandistiche, que-
’ ° Togliatti, Opere III, 2, p. 590.
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