Problemi della transizione 1979
Sindacalismo rivoluzionario
sta indicazione è ben più antica e affonda le sue radici anche nella riflessione sulla incapacità del sindacalismo rivoluzionario di diveni re alternativa egemonica del movimento operaio italiano. A ciò va coniugata una serie di altri fattori che, se banalizzati, potrebbero e possono produrre distorsioni nella ottica della ricerca. La faticosa elaborazione di una nuova, autonoma strategia rivoluzionaria impo neva i conti con il riformismo assai più che con altre esperienze, proprio per identificare una linea deH ’ immergersi senza riserve nel la realtà del capitalismo avanzato, e del capitalismo avanzato in una lunga fase dinamica, che si misurasse con le soluzioni politiche e teoriche dominanti storicamente su scala nazionale e attualmen te a dimensione europea. Il rilievo critico, presente tanto in Gramsci quanto in Togliatti, dell'incapacità del sindacalismo rivoluzionario di farsi maggioranza del movimento operaio non ha valenza puramente, per così dire, «quantitativa». Investe la qualità del fenomeno. Qualità che è larga mente determinata dalla incapacità di analizzare il capitalismo e quindi d ’ incidere sulla realtà capitalistica che caratterizza le armi teoriche di cui si è dotato il movimento. Armi inermi perchè non ca paci di superare, osserverà Gramsci in carcere, l’ «economismo». Come si rivela nell ’ opzione libero-scambista del sindacalismo teori co «in quanto si riferisce a un gruppo subalterno, al quale con que ste teorie si impedisce di diventare mai dominate, di svilupparsi ol tre la fase economico-corporativa per elevarsi alla fase di egemo nia etico-politica nella società civile e dominante nello Stato» 31 . Nel la scelta del libero-scambismo — in quelle forme e in quelle forme date (non si tratta di una pregiudiziale ideologica assoluta) 32 — nel la variante sindacalista dell ’ opzione libero-scambista vengono, se condo Gramsci, sacrificate «l ’ indipendenza e l’ autonomia del grup po subalterno (...) all ’ egemonia intellettuale del gruppo dominante, poiché appunto il sindacalismo teorico non è che un aspetto del li berismo, giustificato con alcune affermazioni mutilate, e pertanto banalizzate della filosofia della praxis. Perchè e come avviene que sto «sacrifizio»? Si esclude la trasformazione del gruppo subordina to in dominante, o perchè il problema non è neppure prospettato (fabianesimo, De Man, parte notevole del laburismo) o perchè è pre sentato in forme incongrue e inefficienti (tendenze socialdemocrati che in generale) o perchè si afferma il salto immediato del regime dei gruppi a quello della perfetta eguaglianza e dell ’ economia sin dacale» 33 . È appunto il politico, lo stato che sfugge al sindacalismo rivolu zionario. È questo il cardine del suo fallimento. Lo rivela l’ errore tipi co dei sindacalisti di non intendere — scrive ancora Gramsci nel ’ 19 — che «negare e combattere lo Stato è fatto tanto politico quan to inserirsi nell ’ attività generale storica che si unifica nel Parlamen to e nei comuni, istituzioni popolari dello Stato» 34 . Ma, nel pensiero comunista, l ’ incapacità di cogliere appieno il politico e con esso il problema nei suoi termini reali non caratterizza solo la variante sin dacalista rivoluzionaria del movimento socialista. Nell ’ articolo Ba ronie rosse, del giugno 1921, Togliatti sottolineato che «meglio di tanti predicatori di rinnovamento sociale i capilega avevano capito
31 Gramsci, Quaderni, III, p. 1590. 32 A questo proposito cfr. P. Togliatti, So- cialismo e liberismo in Opere III. 2, pp. 114-8. 33 Gramsci, Quaderni, III, pp. 1590-1. 34 Gramsci, L'ordine nuovo, cit., p. 15.
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