Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
re le modificazioni sociali con la «rielaborazione delle correnti politi che e degli atteggiamenti spirituali». Qui si aprirebbero molte possi bili piste. Ad esempio, quella relativa ai processi di formazione del proletariato agricolo e ai suoi atteggiamenti politico-sociali. Un cer to radicalismo, che trova la sua identità nel sindacalismo rivoluzio nario (ma non esclusivamente), può avere una sua componente — fra le diverse che vi si intrecciano — nel fatto che il proletariato agricolo si origina anche (come nel caso del parmense) 45 dalla rapi da e recente espropriazione di piccoli produttori indipendenti o dal declassamento di strati intermedi del mondo produttivo agricolo? È un tema da vedere forse con più attenzione per il futuro utilizzando le nuove armi della ricerca storica. Ad altri percorsi, pregnanti an che per il secondo dopoguerra, accenna Gramsci: è, per non ram mentarne che uno, il caso della notazione di un certo tipo di meri dionalismo di talune correnti cattoliche che si connette a quelle mo dificazioni sociali. In questo più complesso quadro porrei anche il tema della spontaneità, la tesi del sindacalismo rivoluzionario frutto, per ripren dere un ’ espressione cara a Colombi, del «rude e sano istinto di clas se dei lavoratori italiani». Un argomento che, per le polemiche di questi anni, esigerebbe un discorso a sè. Riprendo alcune osserva zioni già avanzate a proposito della sostanziale differenza che inter corre fra la posizione che si esprime nel saggio di Colombi e quella che emerge dall ’ analisi gramsciana, vedrei proprio nella posizione della pura spontaneità come angelo vendicatore che s ’ erge contro il «tradimento» il rischio di negare a se stessi la possibilità di com prendere l’ articolarsi di movimenti «spontanei» quali risultanti di profondi mutamenti sociali. A questo proposito sarebbe, ad esem pio, interessante una verifica della fortuna pratica (e quindi non tan to editoriale), dei suoi tempi e delle sue cadenze, di quel corpo di note gramsciane che costuiscono Americanismo e fordismo, uno strumento straordinariamente acuto di penetrazione dei sommovi menti nella composizione di classe. Spontaneità antidoto del «tradimento» singifica tutto sommato librarsi nel cielo dell ’ ideologia e quindi ideologizzare e non analizza re la classe e le sue contraddizioni. Se un ’ appiattimento su questo terreno c ’ è stato, e penso ci sia stato, nella relativa maggior atten zione al riformismo, questo si è prodotto — mi sembra — non come rifiuto della spontaneità quale vivente ed operante realtà, ma piutto sto come distorsione del suo ruolo e significato all ’ interno di una strategia nuova ed originale di trasformazione rivoluzionaria della società italiana. Mi pare che da questo modulo si fatichi ad uscire anche da parte di chi sottolinea l’ esigenza della correzione di uno schema di privilegiamento relativo del riformismo nella riflessione storica del movimento operaio. Pure se passi importanti si vanno facendo. Ed anche qui, ove si laceri la tessitura, sostanzialmente idealistica, del la ricerca storica quale variante del dibattito ideologico, ci si scon trerà con il nodo della comune natura — oltre lo scontro politico — di riformismo e sindacalismo rivoluzionario. Un ’ ultima suggestione, conscio del rischio di un certo sche
45 Cfr. Sykes, Revolutionary Syndaca- lism in thè Italian Labor Movement: Thè Agrariam Strikes of 1907-08 in thè Provin ce of Parma, «International Review of So cial History», voi. XXI (1976), pt. 2a, pp. 188-9.
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