Problemi della transizione 1979

Democrazia in Occidente

smisurato potere delle grandi imprese, paragonato da Berle al potere dei monarchi del diciassettesimo e del diciottesimo secolo 1 ; qui sta l ’ elemento di contraddizione rispetto alla de mocrazia politica: per il crescente sviluppo dei monopoli una legittima libertà dei privati, la libertà economica, si è tramutata in potere, in «potere politico non statuale», ed in un potere non sorretto — come la democrazia esige — dal «giusto consenso dei governati» 2 , che contraddice alla Costituzione americana, giacché «la legittimità» può essere conferita solo dal sovrano e, nella tradizione americana, il popolo è sovrano» 3 . Come conci liare, nell ’ era dei monopoli, la democrazia con il capitalismo, la sovranità popolare con la proprietà privata dei mezzi di pro duzione? Per un istante, ma solo per un istante, la sociologia americana è tentata di argomentare che il potere economico, per essere assoggettato alla sovranità popolare, dovrebbe esse re trasferito allo Stato 4 . La soluzione viene subito scartata: equivarrebbe a negazione di quel valore della società americana che è il pluralismo economico 5 . Non c ’ è, allora, altro rimedio per gli abitanti dei «nuovi feudi» — proprio come di fronte ai monarchi assoluti — se non la fede nella «coscienza del re» 6 . Altro non resta, per la cultura liberal, se non sperare che nasca un nuovo Hobbes o un nuovo Locke, capace di «mettere ordi ne» nella filosofia politica della società industriale avanzata 7 . Il dibattito è, dunque, ad un punto morto; si confessa il fallimento degli obiettivi fondamentali del New Deal (che pure raggiunse, come è incontroverso, i suoi obiettivi anticongiuntu rali): questo doveva spezzare, una volta per tutte, la concentra zione del potere economico, doveva ripristinare il mercato con correnziale, riportare la proprietà privata dei mezzi di produ zione, diventata fonte di potere politico privato, incompatibile con la sovranità popolare, nel suo alveo naturale dei diritti e delle libertà civili, dei quali tutti possono vantaggiosamente fruire e nessuno può impunemente abusare. Ciò che oggi è ri masto del New Deal è la legislazione antimonopolistica: solo — constata Galbraith — «la foglia di fico dietro la quale il po tere si nasconde alla vista» 8 . Oppure il potere economico dello Stato federale, sconosciuto all ’ America preroosvelthiana: dove va, negli intenti del New Deal, riattivare i meccanismi sponta nei del mercato; è sopravvissuto come sostegno, interno e inter nazionale, delle imprese monopolistiche 9 . Bisogna leggere, so prattutto, i marxisti americani per rendersi conto delle ragioni della crescente divaricazione fra democrazia e capitalismo: è la progressiva caduta del saggio di profitto, sono i sempre più stringenti limiti all ’ accumulazione ad imporre un processo in calzante di concentrazione industriale e, quindi, l ’ espansione di questi nuovi Leviathani (non a caso si è pensato a Hobbes) ol tre i confini nazionali, in aree geografiche sempre più vaste 10 . E lo stesso Galbraith deve convenire che i grandi monopoli inve stono nella produzione sterminate risorse, ed hanno bisogno — altro che ripristino della concorrenza — di una economia sgombera dalle incertezze del mercato 11 . Del resto, la parola 1 Berle, Thè 2Oth. Century Capitalism Re volution, New York, 1954, pp. 60 ss., 172 ss. 2 Ibidem, p. 60. 3 Mason, in La grande impresa nella socie tà moderna, trad. it., Milano, 1970, p. 27. 3 Berle, op. cit., p. 172. 5 Ibidem. 6 È la critica che a Berle rivolge Ferry, in Thè Corporation Take-over, New York, 1965, p. 115. 7 Così, almeno, spera Mason, op. cit., p. 24 s. 8 Galbraith, Il nuovo Stato industriale, trad. it., Torino, 1968, p. 163. 9 Ancora Galbraith, op. cit., p. 259 ss.

10 Baran e Sweezy, Il capitale monopolisti co, trad. it., 1968; Sweezy, Il presente co me storia, trad. it., 1962. 11 Galbraith, op. cit., p. 29.

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