Problemi della transizione 1979
Livelli della realtà (Note in margine a un convegno in ternazionale)
no sicuri, l’ evidenza si fa più incerta, le concate nazioni di ipotesi si allungano e diventa più diffici le, nel caso di uno scacco, dire in quale punto pre ciso il ragionamento può aver ceduto. Il vecchio esempio della catena, la cui forza non può mai su perare quella del suo anello più debole, diventa pienamente pertinente. Il «livello della realtà» cui tutto finisce per essere riportato, massime quan do qualcosa va storto, è un livello intermedio. In un certo senso i fondamenti, le origini e le «condi zioni di possibilità» delle scienze empiriche sono da cercarsi proprio lì. Il resto è costruzione, infe renza e congettura di secondo grado, livello indi spensabile, ma precario, poggiante in realtà sul li vello intermedio. Il «realismo» nelle scienze, come del resto nella filosofia «spontanea» di ogni gior no, consiste a nostro avviso nel riconoscere il ruo lo costitutivo delle osservazioni, delle ipotesi, del le classificazioni e delle verifiche appartenenti a questo livello intermedio. Chi è estraneo alla scienza e al suo concreto modo di operare forse ncn si rende conto che il più sofisticato esperimento, effettuato con la più raffinata apparecchiatura, costituisce anche una , conferma di una miriade di leggi di media genera- ! lità, leggi che sono incorporate negli strumenti l stessi. Se non le si pensassero valide, individual mente e globalmente, nessuna conclusione sa rebbe possibile quanto all ’ esperimento in questio ne. Rivelare l’ esistenza del neutrino implica verifi care anche la validità di leggi fisiche più «banali», come la conservazione dell ’ energia e dell ’ impul so. Determinare la sequenza chimica di un gene implica aver anche verificata la legge di azione di massa, le teorie sulla natura e la direzionalità del legame idrogeno, il codice genetico e così via. Sempre la costruzione di nuove teorie e la sup posizione dell ’ esistenza di nuove entità poggiano su solide basi di media generalità e su evidenze ben radicate «nel mezzo delle cose». Le cosiddet te rivoluzioni scientifiche, tanto care ad alcuni stu diosi moderni, lasciano in realtà invariato uno spesso zoccolo intermedio di fatti, ipotesi e con cetti. Naturalmente, e forse vale la pena di sottoli nearlo, questo zoccolo o «livello intermedio di rea* + à» è ben lungi dal costituire uno strato di «brute» osservazioni. Esso è interamente imposta to sulla teoria, teoria spesso difficile e di elevata astrazione. Ogni «fatto» scientifico, come hanno giustamente sottolineato vari autori, è «carico di teoria» (theory laden). La relazione tra lo scienzia to e la realtà che è oggetto del suo studio non è di semplice «rispecchiamento». La filosofia empiri stica che pretendeva tutto costruire partendo dai puri dati sensibili ha fatto bancarotta. Un «nomina lista» impenitente come Nelson Goodman ha di mostrato che ogni ipotesi è sotto-determinata dal l ’ insieme di dati che essa cerca di spiegare e con i quali è in accordo. Goodman ha inoltre sviluppa to un ’ analisi dei fattori logici ed empirici che ren dono un ’ ipotesi a priori più «proiettabile» di un ’ al tra, più compenetrata (entrenched) in un insieme pre-esistente di concetti, ipotesi preesistenti, pre supposti. Willard Quine ha denominato «spazio
di Massimo Piattelli Paimarini e Giuliano Toraldo di Francia 1. Qual è il livello fondamentale di una scienza? Parrebbe scontato che cercare i «fondamenti» di una scienza, di una teoria, di una prassi o di un sistema concettuale in genere significhi cercare qualcosa di più stabile, di più certo, di più affidabi le. Lo stesso si suppone valere per la ricerca delle origini, sia che la si intenda come una sorta di scavo archeologico attraverso le stratificazioni della storia (storia delle idee o storia sociale ed economica), sia che la si intenda come una purifi cazione logica e metodologica, un ideale ritorno a un punto di partenza autentico, semplice, indubi tabile. Ebbene, vorremmo qui cominciare con il rimet tere in dubbio questo diffusissimo pregiudizio. Niente in effetti garantisce, né filosoficamente, né operativamente che i fondamenti, o le «origini», o qualsivoglia nucleo di elementari certezze, forni scano un sicuro terreno per costruire una scien za, un sistema di regole di azione, un discorso coerente e adeguato a render conto del perché certe cose succedono così e non altrimenti. Oltre tutto la storia della filosofia ci ha insegnato che certi tentativi di voler trovare ad ogni costo fonda menti assoluti e principi «costitutivi» sfociano in costruzioni intricatissime, sterili e non di rado re gressive. Dovremmo aver imparato a diffidare, perlomeno, di quelle filosofie che si prefiggono, non di restituire una migliore comprensione di co me in effetti funziona la razionalità scientifica, ma piuttosto di sostituire alla scienza altri stili di pen siero, presentati come più «profondi», più «ricchi», più «umani». La scienza parte «nel mezzo delle cose» e parte con teorie di media generalità. Questa è la «real tà» delle scienze empiriche, il suo più sicuro terre no e la sua effettiva genealogia. Rafforzatasi e raf finatasi nel mezzo delle cose, perfezionati i suoi strumenti concettuali e operativi nella sua «arena naturale», poi si avventura in ipotesi e congetture sulle origini (origini del cosmo, origini della vita, origini del linguaggio ecc.) e sui fondamenti (natu ra della matematica, struttura della materia, strut tura degli esseri viventi, struttura del linguaggio). Sono escursioni appassionanti, piene di scoperte, in un certo senso necessarie e inevitabili. Ma pro prio allora ci si accorge di penetrare in terreni me
114
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online