Problemi della transizione 1979
Livelli della realtà
miniamo questo criterio ed elimineremo la razio^ nalità scientifica. Acoltando André Green, psicoa nalista freudiano rotto alle sottigliezze epistemo logiche e Roland Laing, il quale ha invece preso al convegno di Firenze il lodevole e onestissimo at teggiamento newtoniano «hypotheses non fingo», è apparso chiaro che la «realtà» psicologica e la «realtà» esterna sono, e devono restare, concetti ben distinti. Quando non vi è più «corrispondenza» alcuna salta la razionalità, senza aggettivi (si «per de la realtà», ogni realtà, come ha sottolineato Laing). All ’ interno di ogni discorso, e in particolar mo do all ’ interno dei singoli discorsi scientifici, sussi ste un criterio di «corrispondenza» (la «adaequatio rei et intellectus» cara agli scolastici). Però in che cosa consista precisamente questo criterio di corrispondenza è impossibile dire senza precisa re anche il contenuto di una data teoria. Ogni teo ria, o piuttosto ogni sistema ben articolato di teo rie, «corrisponde» alla sua realtà in un modo spe cifico. Tanti criteri di corrispondenza quante sono le singole scienze? Sì e no. No, perché è possibile trovare invarianti logici e epistemologici, comuni a quasi tutte le teorie. Sì, perché questi generalis simi invarianti, seppur veri, ci dicono ben poco. La teoria della grammatica trasformazionale, con le sue «strutture profonde» e i suoi «alberi di deriva zione», corrisponde alla realtà linguistica in un certo modo, fissato dalla teoria stessa. Lo stesso vale per la non conservazione di certe simmetrie in fisica, per certe revisioni della corrispondenza tra un gene e una proteina in biologia, per la corri spondenza tra strutture cerebrali e modalità per cettive in neurofisiologia (vedi le relazioni di Ber locchi e Llinas e la relazione di Cyrus Levinthal). Spetta alla teoria, e alla teoria solamente di di chiarare con precisione e con scrupolo «come» essa pretende di «corrispondere» ai fatti sui quali è competente. Spetta anche alla teoria di determinare (esplici tamente o implicitamente) che cosa ha da essere considerato verifica e che cosa ha da essere con siderato confutazione. In questa luce anche il cri terio di «falsificabilità» di Popper (del resto enun ciato in modo assai esplicito prima di lui da Peir- ce, poi da Jean Nicod e da Bacherlard) viene deci samente ridimensionato. Ogni teoria prescrive quali dati e quali circostanze possono essere ca paci di confutarla. Due teorie diverse (non parlia mo poi di teorie formulate in scienze diverse) sa ranno falsificate in modo diverso. Il criterio di fal sificabilità è in realtà molto vago. Quando si cerca di precisarlo si entra nell ’ incerto. Ci sembra co munque discutibile che il criterio di falsificabilità sia più «forte» o più «affidabile» del criterio di veri fica. Quanto detto sopra non ci porta tuttavia a ca dere nel relativismo o nell ’ anarchia. Ogni teoria si fissa, da legislatrice di massima competenza, i propri criteri di corrispondenza. Una volta fissati, essa deve poi mantenerli e vi si deve adeguare. Nessuno scienziato degno di questo nome guarda
con simpatia le teorie che pretendono sempre sal varsi per il rotto della cuffia grazie a ipotesi ad hoc. Moltiplicare le eccezioni equivale a confes sare di non avere una spiegazione. Questo è un dato generale e indipendente dal contenuto della teoria, cioè dal modo particolare che essa ha scelto per «corrispondere» alla realtà. Pretendere di fissare criteri inter-teoretici e inter-disciplinari più rigorosi per le regole di corri spondenza risulta molto difficile. A Firenze la di scussione tra Ayer, Goodman, Putnam e Van Fraassen ha messo in evidenza che una conce zione più strettamente «realista» è difficile da di fendere. Lo stesso Putnam, sin qui sostenitore di tesi realiste e sovente oppostosi a Quine sulle po sizioni relativiste di quest ’ ultimo, ha presentato una versione assai attenuata. Il succo della sua tesi «attenuata» è che le teorie scientifiche e le leggi matematiche possiedono come criterio in terno e logicamente necessario la caratteristica di essere pensate come vere. Van Fraassen e Ayer hanno controbattuto che questo altro non è se non un relativismo abilmente mascherato. Se è qualcosa di più. allora secondo loro non è difendi bile. Non entreremo però in queste discussioni as sai tecniche, per le quali rimandiamo agli atti del convegno. Ci preme sottolineare un accordo generale «di minima» sul fatto che un qualche criterio, genera le nella forma, ma specifico nei contenuti di volta in volta assegnati dalle singole scienze e dalle sin gole teorie, deve assicurare una corrispondenza tra teoria e realtà. Le diverse modalità specifiche di tale corrispondenza consentono una certa rela tività tra livelli distinti della realtà, ma presuppon gono anche aH ’ interno di ciascun livello dei criteri rigidi. Tesi equivalenti sono state presentate an che da Yehuda Elkana (il pensiero a due gradini «two-tier thingking») e da Edmund Leach per quanto riguarda, in antropologia, la «realtà» di cul ture umane diverse. MV interno di una cultura, co sì come all ’ interno di una teoria scientifica, è no- mologicamente necessario essere realisti. Diven tare pienamente coscienti del fatto che questa necessità è solo una necessità interna non auto rizzata (o non dovrebbe autorizzare) a prenderla alla leggera. I criteri di corrispondenza, seppur di stinti, sono quasi sempre traducibili. Si può passa re da un «livello» all ’ altro imparando a parlare la «lingua locale». Dopo tutto il naturalista che mette in evidenza un fenomeno di mimetismo, deve supporre che il suo spazio qualitativo si sovrappone largamente a quello degli animali. L ’ insetto-foglia sembra una foglia non solo a noi, ma anche (e soprattutto) agli uccelli. La spiegazione darwiniana del perchè esi ste il mimetismo animale presuppone che il biolo go e i suoi curiosi esemplari posseggano almeno un livello di realtà in comune. Queste corrispon denze sono nomologicamente necessarie, cioè imposte dalle leggi stesse della biologia. Certo, si può decidere di non fare biologia affat to o di inventare una biologia molto più «poetica» e anti-darwiniana. Le «metamorfosi» di Goethe, ad
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