Problemi della transizione 1979
sposta «realista» della razionalità scientifica alla sfida del mondo contemporaneo non consiste né nell ’ allontanarsi troppo da questo «spaccato», fi no a vedere un tutto uniforme (e illusorio), né nell ’ avvicinarsi troppo, fino a non vedere più che un solo strato. Ancora una volta bisogna mettersi «nel mezzo delle cose», al livello più agibile e più istruttivo, quindi più desiderabile.
tanta anni fa. Un mondo policentrico, ma proprio per questo più ricco, più interessante. I livelli della realtà non sembrano disporsi come le foglie del carciofo, attorno a un unico «cuore», ma piuttosto come uno spaccato geologico, pieno di ondulazio ni, fratture, slittamenti. Gli strati più eterogenei fi niscono talvolta per combaciare lungo certe linee di frattura, mentre uno strato uniforme spesso si interrompe e continua altrove. La nuova cartogra fia delle conoscenze, se ben tracciata e ben com presa, ci rivela queste intricate configurazioni. Studiandola alla giusta distanza si perviene a una cultura che è insieme generale e specifica. La ri
La fortuna di Nietzsche in Italia *
che la presenza di Nietzsche nell ’ orizzonte del de- candentismo europeo come critico, ma anche co me espressione della décadence, riceve proprio da D ’ Annunzio, la cui incidenza europea nella configurazione estetico-formale di questo deca dentismo è innegabile, una precisa, anche se va riamente contaminata, testimonianza. Ma non è mia intenzione affrontare in questa sede le questioni ancora aperte della Wirkunsge- schichte di Nietzsche in Italia e neppure presenta re un quadro esauriente e dettagliato della Nietz- sche-Forschung negli ultimi decenni. Mi limiterò, invece, a dare qualche.indicazione orientativa sul dibattito che il risveglio degli studi nietzscheani nella seconda metà degli anni ses santa ha in certo modo preparato. Indubbiamente un impulso decisivo ad avvicinare Nietzsche at traverso una rilettura critica dei testi compresi quelli ancora a tutt ’ oggi inediti o pubblicati par zialmente, oppure con criteri filologicamente inat tendibili è stato dato dall ’ edizione completa delle Opere di Nietzsche, curata da Giorgio Colli e Maz zino Montinari e iniziata appunto nel 1964. La Nietzsche-Philologie è venuta dunque in aiuto alla Nietzsche-Forschung offrendole un nuovo e più ricco materiale d ’ indagine: ha contribuito così a spostare l ’ asse della ricerca dal «periodo interme dio» al Nietzsche postumo, in una direzione, quin di, precisamente opposta a quella indicata, non senza pareri anche allora discordi, da Karl Schlechta. Intanto l ’ immagine di un Nietzsche meccanica- mente ricondotto dal Lukàcs della Zerstòrung der Vernunft sotto le categorie dell ’ irrazionalismo e dell ’ ideologia imperialistico-monopolista anticipa trice del fascismo, entrava decisamente in crisi e mi sia consentito ricordare, a questo proposito, il mio saggio del 1967, apparso nel volume Alchimia degli estremi. In questo scritto mi proponevo, ap punto, di ribaltare lo schema lukàcsiano del Nietz sche irrazionalista proprio sul versante del nichili smo. Lungi dal costituire un limite del pensiero nietzscheano, l’ analisi e la problematica del nichi 119
di Ferruccio Masini * Nella sua stesura questo scritto ha costituito oggetto di una relazione a//'ltalienisch-Deutsches Germanistentreffen svoltosi a Bonn dal 6 al 10 di cembre 1978. L ’ interesse della cultura italiana soprattutto fi losofica e letteraria per la figura e l’ opera di F. Nietzsche risale alla fine dell ’ ottocento. Nel 1898 venivano tradotti per la prima volta, com ’ è noto, nelle edizioni dei Fratelli Bocca Jenseits von Gut und Bòse e Also sprach Zarasthustra. Per citare solo un momento particolarmente rilevante della fortuna di Nietzsche in Italia, basterebbe ricorda re l ’ influenza esercitata dal filosofo tedesco sulle riviste d ’ avanguardia del primo quindicennio del secolo, dalle due «Voci» a «Lacerba» al «Leonar do». Un discorso a sé meriterebbe il problema del rapporto di Nietzsche con D ’ Annunzio, un proble ma troppo spesso liquidato perentoriamente da quasi tutti gli studiosi (basterebbe ricordare Euge nio Garin) che hanno visto in D ’ Annunzio solo l’ eco estetizzante della tematica del Superuomo. Certo quella di D ’ Annunzio fu un ’ appropriazione, non priva di tratti estremamente riduttivi e sempli ficatori, di un pensiero conosciuto in via indiretta attraverso le traduzioni francesi: ma sta di fatto
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