Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

lismo lasciava intravedere la nervatura di una «fi losofia dell ’ esperimento» (Experimental philoso- phie) che distruggendo i caposaldi metafisici di una ragione del soggetto, trasferisce sul terreno della scrittura genealogica gli smascheramenti della falsa coscienza, fino ad annullare ogni «ri serva ideologica», vale a dire ogni possibilità di ri cupero dell ’ egemonia umanistico-borghese. In quello stesso anno, Gianni Vattimo, uno dei più noti studiosi italiani di Nietzsche, sensibile alle sollecitazioni «ermeneutiche» del pensiero di Ga damer e profondo conoscitore di Heidegger, pre sentava il suo libro Ipotesi su Nietzsche. In esso la collocazione di Nietzsche fuori dalla tradizione metafisica in senso heideggeriano veniva a coin cidere con un «radicamento ontologico», in qual cosa — diceva Vattimo — di non dato, di non dici bile, al di là della storia, ma che fonda la storia stessa. I temi della «demitizzazione» e della «crea zione di valori» emergevano quindi nel loro pro fondo intreccio con la distruzione del concetto di soggetto come autocoscienza e come volere. Già da quanto ho detto risulta chiaro che la Nietz- sche-Forschung degli anni sessanta trova in Hei degger un esemplare polo antitetico rispetto alle posizioni eccessivamente semplificatrici di Lu- kàcs: questa tendenza non va tuttavia confusa con l ’ indirizzo di quanti — come G. Penso — fini vano per integrare la loro interpretazione di Nietz sche nell ’ orizzonte ontofenomenologico heidegge riano. In Vattimo, come in Massimo Cacciari, si di rebbe che prenda forma un ’ interpretazione «da si nistra» di Heidegger che sia pure con esiti diversi e persino divergenti consente di superare la posi zione di stallo lukàcsiana. Ma diversamente da quanto doveva accadere in Francia, dove la fortis sima suggestione heideggeriana veniva a coniu garsi con la linguistica poststrutturalista e con la psicanalisi freudiana, in Italia è il richiamo alla scuola di Francoforte e in generale la sollecitazio ne critico-ideologica del marxismo a orientare di versamente lo stesso rapporto con Heidegger. In un ’ opera del ’ 74, Il soggetto e la maschera. Nietzsche e il problema della liberazione, Vattimo si vale del motivo della «maschera» come di un fi lo conduttore ermeneutico necessario per indivi duare i legami portanti e i nascosti centri di gravi tà del pensiero di Nietzsche. «Maschera — dirà Vattimo — è prima di tutto lo stesso “ soggetto ” che, pur dopo lo svelamento dei suoi legami con la logica del dominio, sta al centro di tutto questo mondo dei simboli liberati e del processo interpre tativo infinito». Nella «maschera» si esprime la lo gica occultante-disoccultante che costituisce, per Vattimo, l’ essenza stessa del «simbolico» il quale non è soltanto «un modo di atteggiarsi dell ’ uomo di fronte alle cose», ma «la sua attività teorico-pra tica di trasformazione del mondo». Vattimo vede in Nietzsche — e questo è senz'altro l’ aspetto più significativo delle sue tesi — realizzarsi una «pro duzione di senso» che comporta una liberazione del simbolico, vale a dire il principio di una nuova esistenza. È evidente che in questa prospettiva Vattimo mira a privilegiare la tematica dell ’ «OI-

treuomo» (Ubermensch), inteso come colui che «non solo supera con la decisione la condizione del conflitto, ma addirittura [...] si realizza piena mente [...] rinnegando la volontà come estrema forma di violenza ancora interna al mondo conflit tuale». L ’ «ontologia dell ’ inesauribile» come ine sauribilità del processo interpretativo offre a que sto studioso l ’ impalcatura teoretica su cui costrui re un ’ interpretazione «aperta» di Nietzsche nella quale, accanto all ’ evoluzione del problema dell ’ «unità di esistenza e di significato» e quindi al la erosione della maschera sotto la quale si occul tano i rapporti di dominio, emerge una visione del «politico» caratterizzata dall ’ affermazione di un pluralismo molto più radicale di quello esistente in una società democratica. È ancora la tematica del «dominio» vista come processo di «logicizzazione, razionalizzazione, si stematizzazione» del mondo quella che articola la prospettiva di Massimo Cacciari, autore di un lun go saggio su Nietzsche, Pensiero negativo e ra zionalizzazione (1973) e di un ’ opera molto discus sa Krisis. Saggio sulla crisi del pensiero negativo da Nietzsche a Wittgenstein-, (1976). L ’ analisi di Cacciari riguarda in particolar modo il grande te ma nietzscheano della «volontà di potenza» ed è nel quadro di una totale «effettuazione mondana della Patio» che egli proietta il modello di una nuo va razionalità tecnico-scientifica. Secondo Cac ciari, nella «volontà di potenza» non è compresa soltanto la critica dell ’ idealismo della libertà, ma anche una «forza critica» radicale o meglio una «pratica critica» che spezza il quadro teleologico della Patio classica e instaura una pluralità di lin guaggi diversi in continua lotta tra loro. Cacciari non vede nessuna ipoteca totalitaria e reazionaria nel Wille zur Macht che deve essere colto come una ricapitolazione, in positivo, della storia della metafisica occidentale o meglio come quella techne in cui il Wille zur Macht giunge alla sua compiuta autocoscienza. «Nella techne — scrive Cacciari — la scientia pone in atto la meta fisica della soggettività». Il superamento dell ’ uo mo, l’ antiumanesimo nietzscheano è, per Caccia- ri, già fuori della storia della soggettività; «in quan to figura-simbolo dell ’ Eterno Ritorno il Wille è già tutto Macht, riduzione effettule del mondo a valo re, uso del mondo». Per quanto suggestive, le tesi di Cacciari ri schiano di restare troppo spesso confinate negli abili giochi dialettici di una interpretazione ecce dente il testo. A mio parere, l ’ eredità storico-cri tica di Nietzsche può oggi avere un senso solo se viene inscritta in quello spazio problematico dove l ’ esperienza della ragione — un esercizio dialetti co, una pratica del negativo — viene spinta a li velli più profondi, sotterranei, e dove quindi la pos sibilità di un ’ umanizzazione della ragione stessa passa attraverso un momentaneo offuscamento. Se anche si cercano in Nietzsche i termini per da re alle antinomie del politico una nuova articola zione estranea alle ricomposizioni ideologiche o puramente istituzionali delle sue lacerazioni, non bisogna dimenticare che quelle contraddizioni so

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