Problemi della transizione 1979

La ricerca sui mass-media

l ’ ha finora originata. Questo ci può offrire indica zioni fruttuose circa le risposte da fare ad un nuo vo tipo di domanda emergente oggi, che è diversa non solo riguardo alla conoscenza dei fenomeni comunicativi ma anche alla pratica effettiva della comunicazione. Il quarto autore è Rositi 7 , che ri conduce la crisi alla mancanza di tradizione scientifica del settore, la quale ha determinato co sì una ricerca ideologicamente ambigua e generi camente contemplativa. Oggi il superamento del la crisi appare per Rositi legato ad una riconver sione e ad una «occupazione politica» dei settori comunicativi relativamente alle mutazioni del quadro dei conflitti sociali. Infine, Fabbri 8 , che po ne l ’ accento non tanto su cause di crisi da inter pretare come derivanti da cambiamenti nell ’ uten za delle ricerche sulle comunicazioni di massa, quanto dagli statuti interni, dalla pratica teorica delle discipline interessate. Per Fabbri le vie d ’ uscita sono rappresentate dalla riformulazione del quadro teorico oggi disponibile per la ricerca. Dalle posizioni analizzate da Wolf si distacca, anche se solo in parte, quella più recente di Gio vanni Cesareo. Cesareo, nell ’ editoriale che intro duce al primo numero della nuova serie di «IKON», situa il lavoro futuro della rivista in una area che sta fra la presa di coscienza dell ’ esi stenza di una crisi nella ricerca sulle comunica zioni di massa e il tentativo di ricomporla, ricon vertirla. Per Cesareo la crisi è sostanzialmente crisi di discipline che oggi appaiono come ecces sivamente specializzate, e con ciò frantumate, a rispecchiamento dei modi della divisione del lavo ro scientifico della nostra società. Alla specializ zazione, si contrappone pertanto un metodo com plesso di ricerca, di tipo socioeconomico. Di più: la proposta di riconsiderare il termine stesso «co municazioni di massa» e interpretarlo come visio ne dei processi di produzione delle conoscenze e del sapere, e della relativa «forma di apparato». 1.3. Gestione della ricerca, com mittenza, metodo Il panorama delle «teorie della crisi» induce ad alcune riflessioni utili per il nostro scopo. Ponia moci infatti una ovvia domanda: a che serve un esame delle riviste di comunicazione in Italia? In primo luogo a fornire un quadro complessivo dello «stato dell ’ arte»: quel che si dice retoricamente uno «strumento» di lavoro. Ma ciò è già stato fat- ’ to 9 : riprovarci è utile per una ulteriore opera di di vulgazione, e nulla di più. Ma, in secondo luogo una visione complessiva delle riviste di comunica zione die nostro paese ci permette anche di deli neare con chiarezza un settore importante della gestione della ricerca in Italia.

Con ciò siamo ad una delle proposte operative intraviste nel capitolo precedente. Le riviste infatti costituiscono da sempre il luogo di raccolta di ri sultati di lavoro che provengono da un ambito specifico della produzione del sapere. Sono esse stesse «apparati». Non solo, ma la loro analisi può dirci molto sulla natura della committenza: la loro emanazione è infatti quasi sempre identificabile con enti, industria privata, associazioni professio nali o meno, università, fondazioni, inprese edito riali, eccetera. E siamo ad un secondo obiettivo di quelli che abbiamo prima riportato. In terzo luogo, le riviste sono spesso riviste «di tendenza»: si ri chiamano cioè ad un preciso ambito disciplinare o ideologico. Considerarlo, può dirci molto anche sugli statuti interni delle discipline che si occupa no di comunicazione e soprattutto sul metodo og gi disponibile. Siamo così ad un terzo obiettivo, quello opportunamente indicato da Wolf nella se conda parte del saggio. Come vedremo meglio, però, le riviste sono in grandissima parte riviste di settore, cioè dedicate agli operatori di un ’ area professionale specifica. Detto altrimenti: dedicate a dettare in qualche modo le «norme» delle diver se professionalità interessate alla comunicazio ne. Individuarle significa centrare un quarto obiet tivo, e cioè una visione concreta di quali siano le caratteristiche legate ad un titolo di studio dal va lore legale, e con ciò delimitante a priori le regole della professionalità. Il LE RIVISTE 11.1. Classificazione temporale La pubblicistica sulle comunicazioni di massa in Italia può essere suddivisa , per comodità di analisi, in tre grandi periodi: quello che chiamere mo «delle origini» che copre gli anni sessanta, la prima metà degli anni settanta e la seconda metà degli anni settanta. Il periodo delle origini comincia in Italia abba stanza tardi, rispetto almeno alla produzione già esistente nei paesi anglosassoni. Ed è un periodo caratterizzato da quella che definiremo «inco- scenza». Riviste specificamente dedicate alle co municazioni di massa, infatti, non esistono. O me glio: se esistono sono strettamente interne ad al cuni ambiti di addetti ai lavori, oppure sono dedi cate a settori comunicativi non ancora intesi sub specie comunicationis. Nel primo caso abbiamo anche tentativi di valo re, come «IKON», che nasce nel 1963 come ema nazione e luogo di registrazione delle ricerche svolte dall ’ istituto Agostino Gemelli per la speri mentazione visiva, o come «Televisione» che pub blicò sei numeri fra il 1963 e il 1965, «Il millimetro»

7 Rositi, Op. cit. 8 Fabbri, Op. cit. 9 Rivista delle riviste, «IKON», 1-2, set tembre 1978.

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