Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
fondato nel 1964, «Quaderni del servizio opinioni», «Sipra», «Diritto delle radiodiffusioni e delle teleco municazioni». Nel secondo caso registriamo so prattutto grandi riviste di cinema, come «Cinema • nuovo», «Cinemasessanta», «Cineforum», «Film critica», tutte indirizzate all ’ analisi del cinema co me mezzo espressivo (non come apparato comu nicativo), o riviste di critica filologica e linguistica, come «Strumenti critici», «Lingua e stile», «Para gone», «Nuova corrente», «Nuovi argomenti», in cui le comunicazioni di massa sono l’ oggetto ca suale e «impertinente» per l’ affinamento di stru menti e metodi dell ’ analisi critica. Va detto, peral tro, che proprio gli anni sessanta vedono il fiorire e la fortuna critica ritardata di numerose ricerche fondamentali per le comunicazioni di massa. Ma è in particolare una avanguardia culturale che se ne appropria e le divulga: avanguardia artistico — critica come nel caso del Gruppo '63, che introdu ce in Italia la semiotica, le ricerche francesi che fanno capo a «Communications», «Tel quel», «Poe- tique», «Langages», o avanguardia politica, che porta al successo definitivo la critica sociologica francofortese, soprattutto nella sua versione mar- cusiana. Ma la diffusione di questa nuova coscienza cri tica sul valore sociale delle comunicazioni di mas sa limitata, ghettizzata, chiusa in riviste sperimen tali di tipo ebdomedario come «Marcatrè» e «Il Verri», se non decisamente underground o esoe- ditoriale. Gli anni Settanta sono caratterizzati dalla na scita di un numero considerevole di pubblicazioni inerenti alle comunicazioni di massa. In particola re bisogna ricordare — come giustamente si fa nella rassegna di «IKON» 10 — che il ’ 68 ha dato un avvio consistente alle ricerche del settore, in parallelo con il nuovo interesse politico per gli strumenti del consenso sociale e per la pratica comunicativa che poi andrà sotto il nome abusato di «controrinformazione». Il binomio interesse cul- turale/lotta politica fa crescere certamente il nu mero e talora il livello degli studi sulle comunica zioni di massa, tuttavia resterà legato fatalmente ad un preciso momento storico e si esaurirà con esso. Ma se il Sessantotto dà origine a iniziative episodiche e qualche volta velleitarie, è anche ve ro che esso riesce comunque a lasciare tracce e sedimenti profondi in alcuni ambiti precisi. Addirit tura in ambiti niente affatto politicizzati, come quelli professionali della pubblicità, dell ’ editoria, del giornalismo. Nei primi anni Settanta è tutto un fiorire di riviste di settore: dal 1972 si pubblica «Pubblicità domani», e poi è la volta di «Strategia», due riviste concorrenti che nascono inizialmente come bollettini di categoria, ma divengono punte di diamante per un discorso più complesso sulla 10 Colombo, Grandi, Rizzo, Radio e Tele visione, Firenze 1977.
comunicazione pubblicitaria. Nel giugno 1973 è poi la volta di una delle esperienze più interessan ti finora svoltesi in Italia nel campo delle comuni cazioni di massa. «Prima comunicazione» è infatti runico tentativo di uscire dal circuito degli addetti ai lavori ed offrire uno strumento informativo sulle pratiche quotidiane della comunicazione di mas sa nel nostro paese. La assenza di specialismo, la ricerca della cronaca (in particolare politica ed economica) sono il principale elemento caratte rizzante «Prima», che punta con tutta evidenza al la ricerca di un pubblico di massa. Intorno alla metà degli anni Settanta vedono poi la luce alcune riviste specialistiche. Ricorde remo innanzitutto «Millecanali» e «Altrimedia», la prima legata all ’ ambiente economico milanese (ma milanesi sono tutti i tentativi fin qui registrati, a testimonianza dell ’ interesse della borghesia «il luminata» e industriale per il discorso sui media) e in particolare alla produzione di tecnologie comu nicative, la seconda alla pratica alternativa della comunicazione (sviluppo di quella «controinfor mazione» nata nel ’ 68, che sfocia nella battaglia per la «libertà di antenna»). «Millecanali» e «Altri media» testimoniano peraltro di grossi mutamenti intervenuti nel modo di intendere la politica delle comunicazioni di massa, nel senso della loro ge stione: da destra e da sinistra si attua con diverso segno un tentativo di spezzare gli equilibri del si stema, al monopolio si risponde con la concentra zione, con la linea della riforma, con l ’ idea della li bertà di antenna. «Millecanali» e «Altrimedia» con fermano due tendenze specifiche: il primo è espressione della Gbc, azienda di punta nella pro duzione di apparecchiature elettroniche, mentre il secondo fa riferimento alla Fred (Federazione Ra dio Emittenti Democratiche). Altri tentativi — magari confusi — vanno se gnalati per gli anni Settanta, con matrici assai dif ferenti. Sempre a Milano, e sempre con l ’ idea di una diffusione di massa, nasce «Spettacolo e so cietà», che durerà solo una breve stagione, ma tenterà di aprire ad un pubblico vasto i temi della comunicazione partendo dai prodotti comunicati vi e dal loro aspetto estetico-espressivo. Non è al tro che la ricerca di una nuova dimensione non ghettizzata per quelle operazioni che negli anni Sessanta erano state patrimonio delle avanguar die artistiche, e che adesso si pensa di poter de stinare ad una nuova potenziale utenza, quella del Sessantotto diventato maggiorenne e andato in cattedra. Anche da parte cattolica si verifica un nuovo interesse per le comunicazioni di massa; dietro un ’ apparente ricerca di «valori» nel mondo delle tecnologie avanzate, in realtà si cela il tenta tivo di percorrere una strada finora mai praticata sul piano teorico, ma solo su quello della diretta
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