Problemi della transizione 1979
La ricerca sui mass-media
gestione dei mezzi. Non priva di interesse è dun que la nascita di «Comunicazioni di massa» nello stesso gruppo veneziano che pubblica «Cinefo- rum», e di «Mediaforum», tutto teso all ’ aspetto or ganizzativo, tecnico e professionale nel lavoro dei media. Sul piano delle discipline e degli strumenti di ri cerca, Umberto Eco fa uscire per l’ editore Mauri prima e per Bompiani poi il trimestrale «VS. Qua derni di studi semiotici». Con questa rivista — in ternazionale e prestigiosa — la semiotica in Italia esce da una parvenza puramente engagé e un po ’ frivola, per assumere dignità decisamente acca demica. Metodologicamente, «VS» costituisce una svolta nel panorama degli studi italiani del settore: come minimo, essa provoca una reazione — spesso di chiusura — in altri ambiti disciplinari come quello sociologico classico. La seconda metà degli anni Settanta presenta un quadro di testate ancor più ricco. Con alcuni caratteri emergenti: fra essi senza dubbio il fatto che enti, associazioni, sindacati cominciano a far si promotori in prima persona di iniziative editoria li di settore, quasi sempre però articolate secondo categorie professionali. Ecco quindi «Produzione e cultura» del Sindacato Nazionale Scrittori, «L ’ Editore», legata alla Federazione Italiana Edito ri di Giornali, «N.O» della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, «Radio TV e Società» del gruppo lavoratori comunisti della Rai, «Il lavoro deH ’ informazione» della Cisl, «Radiotelevisioni» dell ’ Associazione Nazionale Telemittenti Italiane, «Monitor», sempre legato alla Fred (è un supple mento di «Altrimedia»), «Dimensione A» dell ’ ARCI. A livello culturale, teorico e metodologico van no però registrate anche riviste in qualche modo «nuove». Settorialmente dedicate al cinema è «Ci nema e cinema», trimestrale in cui l ’ interesse teo rico si coniuga in modo felice con la tradizione di questo tipo di periodici specializzati. Più generali — e nello stesso tempo più specifiche rispetto al concetto di «comunicazioni di massa» sono inve ce «Problemi dell ’ informazione», «Comunicazione visiva» e «IKON». Poco si può ancora dire delle se conde due: esse nascono comunque in ambiti isti tuzionalmente precisati. L ’ Università (il DAMS bo lognese) la prima, e un ’ istituzione pubblica (l ’ isti tuto Gemelli, della Provincia di Milano) la secon da. «Problemi dell ’ informazione», invece, pur ri flettendo in qualche modo il punto di vista della FNSI, può dirsi una sede di analisi e di ricerca «in dipendente». Indipendente nei contenuti e nei me todi, che risultano flessibili e variati, anche se di retti ad un obiettivo? quello di coniugare la crona ca e la pratica della comunicazione (soprattutto nella produzione di news) con elementi teorici e storici per lo più di tipo sociologico. In tal modo «Problemi deH ’ informazione» si propone come la risposta più avanzata fornita da uno specifico am bito disciplinare alla domanda di conoscenza pro veniente da nuovi strati sociali e da nuove utenze politiche. «IKON» pare percorrere questa stessa strada, pur con un maggiore retroterra teorico
(non le news, ma i fenomeni di interazione socia le) e una minore flessibilità metodologica. 11.2. Classificazione tipologica Riprendendo in esame il panorama delle riviste finora presentante, possiamo tentare di analizza re la tipologia ricorrendo ancora una volta a due tentativi di schematizzazione già citati: quello di Mauro Wolf e quello di «IKON» 11 . Wolf tenta una sommaria classificazione delle strategie di ricerca emerse nella letteratura italia na sui media negli ultimi quindici anni: a) ricerche intermedie per lo più sociologiche (del tipo: analisi degli effetti di), spesso empiriche, e con tecniche di indagine tradizionali (interviste, questionario, analisi di contenuto); committenti: fondazioni pri vate, istituti di ricerca, università, enti pubblici (RAI); b) ricerche parcellari per lo più di analisi del contenuto (sui messaggi), quasi sempre empiri che; committenti: analoghi al caso precedente; c) ricerche sulla natura e la struttura degli apparati emittenti, di tipo socio-economico; committenti: sindacati, enti pubblici, utenza politica; d) analisi teoriche (per lo più del prodotto e del messaggio comunicativo o delle forme della sua produzione) di tipo semiotico e sociolinguistico; committenti: università e istituti di ricerca; e) strategie di occu pazione del potere politico verso i problemi della comunicazione di massa con risultati legati alla quotidianità e l’ attualità. «IKON» presenta invece quattro categorie entro cui articolare proprio le ri viste operanti oggi in Italia. Le quattro categorie sono in realtà due: a) riviste di analisi e di ricerca; b) riviste emergenti da ambiti settoriali o profes sionali (se ne identificano tre settori: pubblicità, mezzi radiotelevisivi, editoria/informazione). I due tipi di schematizzazione, opportunamente abbinati, possono servirci ad una ulteriore classi ficazione, forse più precisa e completa, capace di rispondere alla nostra domanda circa lo stato dell ’ arte nell ’ editoria di settore riguardo a gestio ne, committenza e metodologia della ricerca me diologica in Italia. Ricostruiamo, a nostra volta schematicamente, un nuovo quadro di riferimento. Dalle considerazioni che abbiamo finora svolto, un dato ci pare emergere a prima vista riguardo al panorama dei periodici esistenti in Italia: la incre dibile frantumazione degli strumenti a disposizio ne del cultore — o semplicemente del pubblico in teressato — alle comunicazioni di massa. Le rivi ste italiane chiaramente sono organizzate intorno ad uno — e uno solo — punto di vista. Di volta in volta esso sarà costituito dall ’ ambito prescelto (un mezzo: televisione, cinema, fotografia, pubbli cità, critica, informazione), dall ’ assetto teorico (una disciplina: semeiotica, critica, filologia), dal li vello di discorso in cui si situa (un solo livello: teo rico, specialistico, tecnico, informativo, organiz zativo, politico, sindacale). Non solo: le riviste del settore nel nostro paese sembrano prediligere di gran lunga la formula della rivista «di tendenza». Tanto è vero che si rende possibile la stesura del la quarta scheda del nostro prospetto: ogni rivista
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