Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
riorganizzazione generale del centro ad una politica dei tra sporti. Si cercherà di dare priorità al trasporto pubblico e di li mitare l ’ uso dell ’ automobile, vietandone la circolazione in am pie zone del centro secondo un sistema di orario mobile. Un si stema di regolamentazioni spazio-temporali differenziali rende più agile il sistema di circolazione, permettendo così un ’ ade guata politica di trasporto pubblico che si basi anche sul rispar mio di energia. La pedonalizzazione di grandi zone della città costituisce un altro provvedimento importante. E ciò non deve essere con siderato solo come elemento decorativo per alcune ore, per i tu risti d ’ estate, ecc.; ma, fra le altre cose, serve a difendere la sa lute dei cittadini permettendo alla gente di camminare, di tanto in tanto, per la città senza il rischio di essere schiacciata da una alluvione di auto. Pedonalizzando grandi zone della città, si au menta la velocità del pedone e, di conseguenza, percorsi che oggi sono di quaranta minuti si potrebbero fare in venti o tren ta minuti tranquillamente; e passeggiare per una mezz ’ ora di mattina o di sera è un principio di salute pubblica. Un sistema combinato di trasporto pubblico, parcheggi periferici, control lo della circolazione di automobili, zone pedonali e stimolazio ne all ’ uso dello strumento privilegiato dal movimento (le gam be), rappresenterebbe una politica del centro di tipo nuovo, in cui la circolazione delle auto sarebbe sostituita dal passo degli esseri umani. Come sesto elemento, si dovrebbe provvedere al recupero di spazi liberi di uso pubblico. Il processo di appropriazione privata degli spazi liberi che si è verificato, o quello di trasfor mazione di spazi liberi in parcheggi o zone semirecintate, dimo stra che l ’ apertura di spazi liberi nel centro non implica demoli zioni, ma soltanto il recupero di tutta questa serie di aree. Nel caso in cui si tratti di spazi privati, si dovrebbe avviare un pro cesso di negoziazione tra gli organi gestori del patrimonio pub blico, la Chiesa (con tutto ciò che di conflittuale può presenta re, ma tenendo conto dei valori morali che questa istituzione rappresenta) e i proprietari di terreni urbani che ancora conser vano i loro privilegi nel centro. Si rende inoltre necessaria la difesa e l ’ apertura del patri monio artistico. Naturalmente deve esserci soprattutto una opera di difesa (e in questo senso tutte le misure tipo «catalo go» sono fondamentali) ma si deve anche utilizzare e aprire al pubblico questo patrimonio artistico. Ciò che non può accade re è che una città si trasformi in un museo e che la gente sfili da vanti alle facciate. E assolutamente fondamentale trasformare le tombe d ’ arte in una pagina viva di relazione con la gente e di connessione plastica dell ’ esperienza cittadina con la storia della città. Questo si collega molto direttamente a ciò che viene con siderato come un punto fondamentale di tutta la politica di rin novamento urbano: lo stimolo della vita culturale, ricreativa e associativa dei centri delle città. Non serve a niente conservare gli edifici se non si conserva anche il tessuto sociale e se non si cerca di stimolare e di svilup pare le attività e le tradizioni esistenti nei quartieri, comprese quelle che, in modo nuovo, la popolazione comincia a creare. La mancanza di attività collettiva nel centro non deriva né da un problema di circolazione, né dall ’ apatia cittadina. E un problema sociale provocato sia dalle tendenze generali alla fun zionalizzazione della vita privata avvenuta in tutti i paesi occi
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online