Problemi della transizione 1979

Metodo scientifico e progetti di trasformazione

quanto saldamente radicata nell ’ epistemologia, che non sia sta ta violata in qualche circostanza. Diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il ri sultato di un sapere insufficiente o di disattenzioni che avrebbe ro potuto essere evitate. Al contrario, vediamo che tali viola zioni sono necessarie per il progresso scientifico». (F.K. Feye rabend, Contro il metodo, Feltrinelli, 1979, p. 21). La realtà storica dell ’ esperienza scientifica ridiventa «flui da» così come sembrava fluido al sostenitore di Copernico il cielo, «sì che ogni stella per se stessa per quello vadia vagando». Ed è proprio il caso di Galileo che fornisce a Feyera bend il suo argomento. Tutti gli standards metodologici affermano che «i fenome ni debbono essere salvati», o più semplicemente che le teorie devono essere in accordo con i fatti, e quelle che permettono la spiegazione e la previsione di un numero maggiore di fatti sono da considerarsi migliori, mentre sono inaccettabili quelle che vanno contro fatti accertati (sono falsificate). Tutti gli stan dards metodologici condannano l ’ incoerenza: le nuove teorie devono essere in accordo con le teorie accettate e non contrad dirle. Tutti affermano che le critiche devono essere pertinenti: le critiche esterne, gli argomenti ad hominem, le interferenze politiche nella scienza «pura» sono irrilevanti e non devono co stituire elemento di giudizio. Tutti esigono dalle teorie la mag gior generalità possibile e condannano quindi le ipotesi ad hoc. Ogni affermazione, infine, dovrebbe essere giustificata. Ebbene, ciascuna di queste norme è stata violata proprio da Galileo, uno dei padri fondatori della scienza moderna! Egli sceglie di dedicarsi a un programma di ricerca, l ’ ipotesi coper nicana, quando esso è apertamente in conflitto con i fatti accer tati e il senso comune dell ’ epoca. Ma questi fatti accertati, inve ce di suggerire l ’ abbandono della teoria, vengono semplicemen te e consapevolmente ignorati da Galileo («Non posso trovar termine all ’ ammirazione mia come abbia possuto in Aristarco e nel Copernico far la ragione tanta violenza al senso, che contro a questo ella si sia fatta padrona della loro credulità»). Né que sto è accaduto solo con Galileo: lo stesso conflitto con i fatti è una costante della storia della scienza. «Il modello atomico di Bohr fu introdotto e conservato nonostante l ’ esistenza di preci si incontestabili fatti di esperienza contrari. La teoria speciale della relatività fu conservata nonostante chiari risultati speri mentali ...» etc. etc. Galileo scelse di «inventare» nuovi fatti, da «sostituire» a quelli falsificanti, con l ’ aiuto del canocchiale. «Ma non offrì nessuna ragione teorica per cui ci si dovrebbe at tendere che il canocchiale ci dia l ’ immagine fedele del cielo». Non solo, ma invece di ricorrere solo ad argomenti rilevanti e «specialistici» Galileo «fece ricorso sistematicamente a mezzi irrazionali, come la propaganda, l ’ emozione, le ipotesi ad hoc e fece appello a pregiudizi di ogni sorta». Sono queste deviazioni clamorose dal metodo cadute occa sionali, dovute alla debolezza umana? Nient ’ affatto: sono i mezzi essenziali per l ’ avanzamento della conoscenza, senza dei quali non avremmo oggi la scienza quale la conosciamo. «Un ’ applicazione più rigorosa dei canoni del metodo scientifico, una ricerca più decisa dei fatti rilevanti, un atteggia mento più critico, lungi dall ’ accelerare questo sviluppo, avreb be condotto a un punto morto» (p. 94). «Se l ’ astronomia precopernicana si trovava in difficoltà

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