Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

(posta com ’ era di fronte a una serie di dati d ’ osservazione che la confutavano e a numerose implausibilità), la teoria copernica na versava in difficoltà ancora maggiori (trovandosi di fronte a dati d ’ osservazione che la confutavano e ad implausibilità an cora più drastiche); ma essendo in accordo con teorie ancora più inadeguate, guadagnò forza e fu conservata, le confutazio ni essendo state rese inefficaci mediante ipotesi ad hoc e me diante tecniche di persuasione più abili. Questa parrebbe una descrizione degli sviluppi che ebbero luogo al tempo di Galileo molto più adeguata di quella offerta da quasi tutte le esposizio ni alternative» (p. 118). Ma se questa è la conclusione a cui dobbiamo giungere, al lora è vana la speranza che il metodo possa un giorno guidarci anche nei comportamenti extra scientifici. Farsi guidare dal metodo non vuol certo dire evitare il rischio della decisione, o prevedere il futuro, ma vuol dire quanto meno individuare qualche regolarità nel comportamento degli scienziati. E invece essi soli in tutto il creato — secondo Feyerabend — non sono soggetti ad alcuna regola e non solo sono completamente im prevedibili nei loro comportamenti futuri, ma anche a posterio ri è del tutto impossibile ricostruire i percorsi. Accontentarsi di queste conclusioni, e rinunciare all ’ idea di un metodo più specifico e informativo di quello che si riassu me nella massima «Tutto va bene» o invece prenderle alla leg gera e trattare Feyerabend da ingenuo e astratto (quando egli ha invece dato degli argomenti ragionevoli e pertinenti a soste gno delle sue tesi), in breve: non criticarlo, sarebbe un grave er rore soprattutto per chi auspichi un progetto politico democra tico e razionale. Naturalmente però a questo punto sarebbe ne cessario disporre di un buon argomento falsificante, e devo confessare di non averlo. Posso solo avanzare alcune riflessio ni. La prima è che il «Tutto va bene» è una massima desidera bile ma non corrisponde ad alcuna possibilità reale (per ripren dere le categorie dello stesso Feyerabend). Forse egli ha in men te una ricerca teorica pura (ma egli stesso ha denunciato l ’ im- plausibilità di tutte le dicotomie come puro/applicato) in cui il costo di ciascun programma di ricerca è trascurabile. In tali cir costanze non ci sono decisioni da prendere e tutto va effettiva mente bene: i programmi progressivi come quelli stagnanti o regressivi. Ma normalmente non ci troviamo in questa situazio ne: non possiamo permetterci di portare avanti tutto e non pos siamo attendere a giudicare un programma che esso sia stato portato a termine. Dobbiamo trascurare le sue promesse e con siderare solo i suoi risultati. Quasi sicuramente, qualunque scelta facciamo, elimineremo un programma che ha qualche possibilità di riuscita. Ma è poi così disastroso. Il paradosso di Lakatos si rivolge contro Feyerabend: dopo tutto «una brillan te scuola (appoggiata da una società ricca che finanzi pochi esperimenti ben pianificati) può con successo mandare avanti qualsiasi programma»: concentrando le forze su quelli rima nenti potremmo dunque essere quasi certi di ottenere dei buoni risultati. E comunque, perché lasciare scelte di questo tipo al totale arbitrio di chi gestisce i finanziamenti, senza l ’ assistenza dei giudizi metodologici della comunità scientifica? Perché se parare drasticamente i compiti dei ricercatori (e dei metodologi da quelli dei pianificatori della ricerca? Per passare poi dal giu dizio metodologico su un programma regressivo al suo even

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