Problemi della transizione 1979

Metodo scientifico e progetti di trasformazione

tuale abbandono non sono poi sufficienti ’ , e razionali, conside razioni probabilistiche — come hanno recentemente sostenuto gli allievi di Lakatos — associate a considerazioni di utilità, quando il programma non sia di una ricerca del tutto «pura». Non il sostenitore del metodo, ma il dadaista sembra qui voler evitare ogni rischio. In secondo luogo, quello che non risulta spiegato, in as senza del metodo, nella vicenda di Galileo, è perché mai egli abbia fatto tanti sforzi per creare (sia pure con la controindu- zione, la propaganda, e «trucchi psicologici» di ogni tipo) i ma teriali necessari per difendere «quella che un tempo sembrava una stramba cosmologia» «contro tutti coloro che sono dispo sti ad accettare un ’ opinione solo se essa viene espressa in un certo modo e che prestano fede ad essa solo se contiene frasi magiche, designate come protocolli o rapporti d ’ osservazione», per renderla cioè un sistema metodologicamente soddisfacente. Perché Galileo ha creato i fatti rilevanti e tutto il resto dell ’ ap parato metodologico e osservativo, e non si è accontentato del successo che degli efficaci «argomenti irrazionali» potevano ot tenere? «Il motivo ... viene innanzitutto dal desiderio di veder “ il tutto con mirabil facilità corrisponder con le sue parti ” , co me già si era espresso Copernico. Esso viene dal “ bisogno tipi camente metafisico ” dell ’ unità di comprensione e, di presenta zione concettuale». Ma questo è come dire che egli aveva in mente una certa immagine della scienza, come una metafisica influente, che si sforzava di esemplificare con la propria fisica una scienza in cui non ci fosse più bisogno della propaganda e delle tecniche di persuasione irrazionali; un metodo insomma, che non era altro che una versione forse meno articolata di quanto noi consideriamo essere il metodo, ma certo più sofisti cata di quella degli aristotelici (eppure non del tutto incompati bile con questa, tanto che Galileo considerava se stesso il mi glior aristotelico). Un metodo di questo genere, come una me tafisica influente, un ideale regolativo (ma questo è sempre sta to il suo status, da Galileo a Spinoza, a Leibniz, a Lakatos) che indirizza, se consapevolmente accolto, gli scienziati, non è per ciò meno reale di una legge nascosta che rende uniformi a loro insaputa, come una legge naturale, i loro comportamenti. Co me Feyerabend, che ha letto attentamente il suo Wittgenstein, sa benissimo. Una metafisica influente non descrive tanto il comporta mento attuale degli scienziati (se non quando la realtà si avvici ni di molto alla sua norma e quando tale metafisica sia accolta dalla grande maggioranza) quanto lo rende intelligibile indi cando «lo scopo della scienza». Non è degno di riflessione il fatto che le più decise affermazioni del metodo, nella filosofia e nella scienza, e insieme la promessa della loro riunificazione, siano sempre al futuro? Adottando il rigoroso metodo della geometria, sosteneva Spinoza, «in filosofia scompariranno le scuole, così come sono scomparse in geometria», e sarà possi bile, auspicava Leibniz, calcolare chi ha torto e chi ha ragione. Un ’ ultima osservazione. Alla domanda: È socialdemocra tico il metodo della scienza?, è difficile dare una risposta, alme no finché non si sia data una definizione di «socialdemocrati co» sufficientemente articolata da permettere un confronto puntuale. Ma certamente non è vero che la scienza conosca so lo «la politica gradualistica delle riforme» (la rivoluzione co pernicana non sembra molto graudalistica) e forse essa non è

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