Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
re l ’ acido acetico ma di concatenarlo in strutture non più lineari ma cicliche, in una molecola, più elaborata come il colesterolo. Nei due casi l ’ elemento costruttivo è il medesimo, l ’ acido aceti co, ma «i prodotti finiti» sono complessivamente diversi per proprietà e per struttura: è la «intelligenza» di un sistema enzi matico che permette di utilizzare il medesimo elemento costrut tivo, ma di ordinarlo in strutture completamente diverse. Ancora una volta in questa costruzione scientifica il feno meno biologico viene ricondotto e interpretato su basi moleco lari. Il modello, ipotizzato circa due secoli fa, si rileva lo stru mento ed il linguaggio che ci fornisce una concreta interpreta zione dei processi naturali anche sotto il profilo dinamico. Esso è la base per interpretare i meccanismi della vita di una cellula: così, ad esempio, ci spiega come dalle molecole molto semplici degli acidi nucleici si passi alle lunghe strutture polimeriche del DNA e come queste siano in grado di autori- prodursi in modo altamente ordinato. È comunque sempre nell ’ ambito di questo sforzo interpre tativo unitario dei fenomeni reattivi che la chimica ha operato, fin dal suo nascere, nel tentativo di realizzare al di fuori dei si stemi biologici naturali la costruzione di molecole siano esse le stesse dei sistemi naturali, siano altre del tutto nuove. Ed è stata proprio la chimica in questa sua attività sinteti ca a mutare le prospettive e le possibili soluzioni a problemi fondamentali della nostra società industriale. Le problematiche a sfondo sintetico appaiono già al centro del dibattito scientifico al principio del secolo scorso. Nel 1828 esce il breve e famoso articolo del Wòhler in cui si descrive la sintesi dell ’ urea: per la prima volta viene prodotto in laborato rio una sostanza naturale, di grande importanza per i cicli bio logici di moltissime specie di animali. La sintesi dell ’ urea rappresenta il punto di partenza della chimica organica, una svolta fondamentale nella storia della conoscenza umana. Questo risultato apparentemente di carat tere tecnico mette subito in crisi la concezione stessa sulla natu ra; l ’ ipotesi vitalistica è al centro del dibattito proprio in quei decenni. Wòhler infatti prova la possibilità di ottenere per via artifi ciale un composto del mondo vivente, partendo da sostanze inorganiche come l ’ ammoniaca e l ’ anidride carbonica: la sintesi chimica esclude qualunque intervento magico o comunque esterno nella formazione dei costituenti naturali. Quanti sono legati al vitalismo negano con vari argomenti la validità del risultato: «in fondo l ’ urea è un prodotto di scarto dei cicli biologici». Ma la prima barriera fra mondo inorganico e biologico è caduta: la storia della sintesi organica sarà poi un susseguirsi di sforzi enormi, tesi a costruire le nuove molecole che via via varie generazioni di chimici fanno emergere del mondo naturale. Verso la metà del secolo scorso nell ’ ambito della scuola chimica francese viene affrontato e risolto il problema della preparazione degli acidi grassi. Saranno poi in larga misura i chimici tedeschi a isolare e sintetizzare molecole fondamentali degli organismi viventi come aminoacidi e proteine. A questo punto appare evidente che non sussiste più nessuna base teorica per differenziare una sintesi biologica di una cellula vivente da un processo in laboratorio. Anche sotto questo profilo non sus siste più nessun criterio distintivo fra il delicato profumo distil
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