Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

In questa prospettiva, la chimica sintetica sarà sempre più chiamata ad operare nel tentativo di acquisire una conoscenza che apra reali possibilità ad un controllo cosciente della realtà in cui viviamo: razionalmente noi possiamo modificare il no stro ambiente, così come l ’ uomo nella sua storia ha sempre cer cato di fare, nel rapporto dialettico che caratterizza il suo mo do di porsi di fronte alla natura. Nelle società avanzate industrialmente «la scienza» non è più intesa in modo contemplativo ma si fa strumento operati vo, traducendosi in nuove dimensioni di intervento e di modifi ca dell ’ ambiente, secondo ritmi e tempi sconosciuti alla società preindustriale. Tutto il dibattito sul ruolo della chimica nella nostra società, nasce proprio da questa sua peculiare capacità di tradursi nella vita di tutti, di farsi nuovo modo di produrre, di alimentarsi, di curarsi, di coltivare i campi e di fare l ’ amore o di vestirsi. Così quando il gruppo di chimici diretti da Wallace W. Carothers presso la du Pont de Nemours fra il 1930 e il 1940 affronta il problema di utilizzare molecole relativamente sem plici ed a basso peso molecolare e di legarle l ’ una all ’ altra per ottenere sistemi di notevole lunghezza e dimensioni, hanno di fronte problemi nuovi a livello di ingegneria costruttiva chimi ca. Non si tratta semplicemente di trovare più o meno casual mente «un prodotto nuovo ed utile» come si suole affermare in brevetti industriali ma di capire come sia possibile costruire lunghe molecole lineari in cui le stesse singole unità siano colle gate in modo ripetitivo ma ordinato. Era nota infatti la struttu ra della lana, del cotone e della seta che formavano il modello molecolare cui Carothers si ispirava per inventare la prima fi bra sintetica: era pertanto da attendersi che molecole costruite secondo tali criteri avrebbero potuto presentare caratteristiche proprie delle fibre naturali. Il gruppo guidato da Carothers porta a termine il suo pro getto tra il ’ 30 e il ’ 37, realizzando in scala di laboratorio la sin tesi del nylon: nel 1937 la du Pont ottiene il primo brevetto. L ’ impianto pilota del nylon viene sviluppato già nel 1938, nel 1939 siamo già alla produzione su scala industriale e nel ’ 40 i primi indumenti di nylon sono sul mercato. Il nylon diventa subito un materiale strategico, siamo nel pieno della 2 a guerra mondiale, ma nessuno avrebbe previsto che nel giro di trent ’ anni le fibre sintetiche avrebbero in così larga misura sostituito i prodotti naturali. L ’ opinione pubblica fu per lungo tempo impressionata dall ’ affermazione pubblicitaria che questi prodotti venivano fabbricati dal carbone, dall ’ aria e dall ’ acqua, il che fra l ’ altro è vero solo in modo approssimato: l ’ atteggiamento generale fu come in molti altri analoghi casi ora di rifiuto ora di ammira zione del tutto irrazionale nei confronti di una scienza sempre ricca di misteri, ma in grado di trasferirsi con tanta immedia tezza nella vita del profano. E proprio in concomitanza a questa grande disponibilità di fibre, quale mai l ’ umanità ha conosciuto, che gli abbiglia menti si uniformizzano su scala mondiale: le fibre e le tecniche tintorie sono le medesime all ’ interno della società industriale in aree ampissime che solo pochi decenni precedenti erano com pletamente diversificate sul piano delle tecnologie tessili. Gli abbigliamenti di casta scompaiono nel giro di trent ’ anni: il pit

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