Problemi della transizione 1979
Eurocomunismo, transizione e plurali smo
di Luigi Graziano
Vi sono almeno due modi per discutere del sistema italia no di democrazia, nella sua realtà attuale e nelle sue possibili li nee di sviluppo. Il primo è di ragionare in termini di consocia zione o alternativa valutandone le rispettive attitudini a pro muovere il mutamento. Ne ho trattato altrove 1 e non intendo ripetermi se non per dire che continuo a ritenere la variante eu rocomunista della consociazione una strategia atta a sbloccare il sistema e avviare le prime fase del cambiamento. Il secondo modo è di ragionare meno in termini di governabilità, che dei problemi interni al progetto di transizione al socialismo elabo rato da alcuni partiti comunisti, segnatamente quello italiano e spagnolo 2 . E questa seconda ottica, che porta ad interrogarsi sulla coerenza del modello e i fini della transizione, che sarà adottata nelle osservazioni che seguono. Porre il problema in termini di transizione e qualità della democrazia significa discostarsi tanto dalle formulazioni cor renti della teoria democratica, che da molte analisi del caso ita liano. La teoria democratica empirica si è interessata essenzial mente alla stabilità dei sistemi democratici, considerando «filo sofico» tutto il resto. C ’ è peraltro, e non potrebbe non esserci, una filosofia implicita che è quella liberal-democratica, come si evince, ad esempio, dagli indicatori dello sviluppo — differen ziazione e uguaglianza — , dove il primo termine sta a significa re acritico apprezzamento per una sorta di pluralismo quantita tivo (la proliferazione di istituzioni, gruppi, ruoli è un bene), e il secondo si risolve nell ’ eguagliamento delle chances iniziali di successo, nell ’ «eguale diritto ad essere riconosciuti disuguali», secondo l ’ espressione di T.H. Marshall. (Un terzo indicatore è la capacità del sistema di far fronte alle crisi dello sviluppo). Discutere di transizione significa anche prendere le distan ze da certe analisi del caso italiano; alcune delle quali indivi duano il nodo della storia italiana (non solo contemporanea) nell ’ esigenza di un cambiamento non trasformistico, di rotture capaci di fondare in termini di procedure (regole del gioco) e di risultati, la legittimità e l ’ efficienza del sistema. La soluzione prospettata in quest ’ ottica è un processo di ricambio sulla base
Transizione e mutamen to
1 Cfr., Compromesso storico e democra zia consociativa: verso una «nuova demo crazia»?, in La crisi italiana, a cura di L. G raziano e S. T arrow , Torino 1979. 2 S. C arillo , L'« eurocomunismo» e lo Stato, Roma 1977.
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