Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
della dialettica maggioranza-opposizione. Altre analisi circo scrivono il discorso sull ’ anomalia italiana al problema PCI, vi sto come partito che suscita opposizione, per così dire, per le «ragioni sbagliate», per ragioni cioè che attengono meno alla qualità del mutamento che a fattori connessi alla storia dei par titi comunisti (essenzialmente, centralismo democratico e rap porti con l ’ Urss). Il tema della transizione parte da presupposti diversi e pro spetta soluzioni diverse. Implica un diverso concetto dell ’ egua glianza, tale per cui all ’ eguaglianza formale si aggiunga l ’ auto governo delle masse (nella misura in cui esso è possibile; v. ol tre). Prospetta il mutamento non come semplice ricambio della dirigenza dello Stato inteso come «struttura di potere», ma co me «intervento» del partito nelle masse organizzate per spo starne e trasformarne l ’ orientamento in senso socialista 3 . La le va è la partecipazione politica (nella forma del voto, scioperi per le riforme, azione sindacale ecc.) spinta fino al punto da rendere insanabile la «contraddizione politica della società bor ghese», fra sovranità popolare e appropriazione privata 4 . Di tale strategia, intendo qui evidenziare alcuni problemi, in rap porto sia alla dinamica del processo che alle sue finalità. Il modello eurocomunista della transizione è sufficiente- mente chiaro nella sua impostazione di fondo. Parte da una di stinzione, fondamentale, fra socializzazione dei mezzi di pro duzione e socializzazione del potere politico, nella convinzione che il potere da proprietà sia solo una delle fonti del potere, co me si evince, a contrario, dall ’ esperienza sovietica (statalizza zione senza «autodirezione» dei lavoratori). La premessa stori ca, non meno importante, della strategia in parola sta nel fatto che una quota crescente di proprietà (e in genere dei mezzi di produzione e di scambio) è già stata «socializzata» dallo Stato capitalista. La via eurocomunista è quella della socializzazione del po tere, e non della statizzazione della proprietà, del potere econo mico in fabbrica attraverso l ’ azione «non aziendalista» dei sin dacati (informazione sugli investimenti, localizzazioni indu striali, ecc.), e del potere politico attraverso il confronto nelle assemblee elettive (dal Parlamento giù giù fino ai consigli di quartiere). Come Galgano e altri hanno mostrato, quest ’ opera di emancipazione sociale dei lavoratori e di socializzazione del potere ha nella parte cosiddetta programmatica della Costitu zione un saldo fondamento. Il pericolo qui, a mio avviso, una volta riconosciuta la fon datezza di una strategia politica della trasformazione, è di fare della partecipazione il marchingegno risolutivo di tutti i proble mi. Di cadere in una sorta di pan-politicismo che assegna alle assemblee (che sono in fondo una procedura} un ruolo motore che possono avere o non avere, avere in certi campi e non in altri.
Il modello e i suoi pro blemi
3 P. I ngrao , Crisi e terza via, Roma 1978, pp. 137-138. 4 F. G algano , Le istituzioni dell ’ econo mia di transizione, Roma 1978, p. 26.
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