Problemi della transizione 1979
Eurocomunismo
Faccio l ’ esempio dell ’ università, di cui è stato giustamente sottolineato, insieme alla ricerca scientifica, il ruolo fondamen tale per la trasformazione, accanto alla fabbrica e altre istitu zioni. I consigli di facoltà si sono aperti a nuove figure di do centi, da organi asfittici sono diventati una nuova arena di par tecipazione, eppure non è chiaro quali forze interne all ’ Univer- sità abbiano interesse e capacità di imporre quelle regole (di produttività, di servizio, ecc.) che la borghesia non ha saputo dare in Italia. Non solo, ma si sono parallelamente accresciute la privatizzazione della professione e il disimpegno (tempi mi nimi dedicati all ’ insegnamento, libera professione e ricerche per conto terzi, ecc.), secondo una tendenza opposta non dico alla socializzazione del potere, ma alla stessa pratica e etica del lavoro accademico come le riscontriamo, per esempio, nel cuo re del mondo borghese, gli Stati Uniti. Per non scambiare il mezzo (assemblee) con la dinamica del mutamento, occorre anzitutto, sul piano della ricerca, in tensificare gli studi empirici sul funzionamento delle assemblee. Quello che sappiamo sul funzionamento del Parlamento, ad esempio (ricerche Predieri, Di Palma), sembra indicare una net ta prevalenza della funzione di mediazione, e di mediazione set toriale, sulla funzione d ’ indirizzo politico. L ’ attività dei consi gli regionali non è stata, per quanto ne sappia, sistematicamen te analizzata. Il punto importante, ripeto, se si prende sul serio il progetto comunista di «primato della politica», è di fare di queste istituzioni elettive uno dei capisaldi della ricerca per ve rificarne il potenziale di mutamento. C ’ è poi il vasto e fondamentale problema dei rapporti fra assemblee e società civile, una società che si differenzia sempre più e che è sempre più difficilmente «rappresentabile» nell ’ inte rezza delle sue istanze. Questo sia perché esprime interessi che per loro natura cercano un accomodamento pre- o meta-poli tico, facendo volentieri a meno dei partiti (tipici gli interessi che maturano, dall ’ una e dall ’ altra parte, nell ’ ambito dell ’ «econo mia sommersa»), sia perché emergono istanze per così dire esi stenziali a cui è possibile solo in parte rispondere in termini le gislativi. È questo il caso, ad esempio, dei giovani e della cre scente divaricazione in cui si dibattono fra maturità politica (sempre più precoce) e ritardato ingresso (o non ingresso, come disoccupati) nel sistema produttivo. La ricerca qui va rivolta a enucleare le istanze che possono riflettersi nella rappresentanza politica e quindi nel lavoro delle assemblee elettive, da quelle istanze — interessi, solidarietà, «modi di vita» — non suscettibili di rappresentanza ma non di meno essenziali per una trasformazione democratica, e per le quali occorre pensare arene che siano al contempo autonome dalla politica elettorale e capaci di incidere sul sistema e sulla sua trasformazione. Accenno infine, con una brevità suggerita dalla stessa rile vanza del tema (e dalla nostra ignoranza in materia), al proble ma del rapporto fra burocrazia e autogoverno. Di tale proble ma, si poteva forse immaginare una soluzione nel quadro della versione leniniana della transizione, di socializzazione cioè del la proprietà e di conquista dello Stato da parte del partito. Qui si poteva concepire, ripeto (anche se le cose sono andate diver samente), una riforma nel modo di operare della burocrazia, in quanto parte integrante del nuovo sistema di potere. Le cose cambiano nella strategia eurocomunista, in cui
45
Made with FlippingBook - professional solution for displaying marketing and sales documents online