Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

non si parla di «conquista del potere» (tanto meno ad opera di un partito) ma di espansione della democrazia. Qui la demo crazia intesa come autoregolazione, si scontra con la burocra zia, vero cuore dello Stato moderno (ma lo stesso vale natural mente per le burocrazie private). Né valgono escamotages filo sofici consistenti ad esempio nel dire che «la complessità è piut tosto complicazione delle funzioni pubbliche», complicazione che la «partecipazione universale» sarebbe in grado di sciogliere 5 . O si concepisce la possibilità di una reale semplifi cazione delle funzioni burocratiche e nuove procedure di ap prendimento da parte dei «semplici» e di uso del tempo — e nessuna delle due cose è stata realisticamente studiata — , o si abbandona, come mero slogan, il fine dell ’ «autoregolazione in tegrale» dei lavoratori. La transizione, per sua natura, presuppone un approdo. Ed è necessaria la chiarezza, quanta più chiarezza è possibile sul tipo di società a cui si aspira, sia per non dire cose utopiche (come nel caso della burocrazia) sia per non prospettare/òù in desiderabili. Qui il valore o principio con cui occorre misurar si, è il pluralismo come una delle condizioni della libertà. Dice Galgano 6 : la distinzione fra le due strategie della transizione — leniniana e eurocomunista — riguarda i modi del mutamento, la sola «successione delle fasi della transizione», non il fine. Il fine è sempre quello: «la soppressione della pro prietà privata dei grandi mezzi di produzione e di scambio» 7 . Ora, senza indulgere al gioco di fini che sembrano piuttosto mezzi, va osservato che la revisione teorica che è alla base della concezione eurocomunista della transizione — distinzione fra potere e proprietà — è troppo profonda da non avere riflessi sul tipo di democrazia che si vuol costruire. La distinzione dei mezzi (socializzazione del potere e non statalizzazione dell ’ economia) nasce, si è detto, dalla corretta impostazione, comune alla sociologia contemporanea (Dah rendorf), secondo la quale proprietà privata e potere sono va riabili distinte. Non c ’ è più necessaria coincidenza fra aliena zione e sfruttamento di fabbrica (che è un aspetto della prima). Ma questo equivale a dire che la fabbrica cessa di essere la sede della contraddizione superando la quale si sarebbe prodotta la liberazione di tutti. La donna «liberata» in fabbrica può essere «alienata» nella divisione del lavoro domestico, oppure «alie nata» in quell ’ ossessione del consumismo che è figlia della pe nuria dei beni (come sembra avvenire nell ’ Est europeo) e via di cendo. La distinzione potere-proprietà è insomma un altro mo do per decretare la fine dei «sistemi centrati» o dello sviluppo unilineare, sistemi la cui dinamica «sarebbe riducibile... a un unico fattore, agendo sul quale si sarebbe in grado di produrre effetti desiderati sull ’ intero sistema» 8 . Non essendoci più cause esclusive dell ’ alienazione, non vi può più essere un modo solo per rimuoverla, un fine esclusivo. 5 U. C erroni , Teoria politica e sociali smo, Roma 1973, p. 95. 6 G algano , op. cit., p. 22. 7 Ibidem, p. 21. 1 G. G iorello e M. M ondadori , L ’ eclis se dei sistemi, «Rinascita», 15 giugno 1979, p. 42.

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