Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
in un insieme di formazioni sociali, che lo Stato coordina, ma non assorbe.. L ’ articolo che «governa l ’ architettonica di tutto l ’ edificio» (sono parole sue) è dunque quello sui diritti dell ’ indi viduo e delle formazioni sociali. L ’ elaborazione di questo articolo era stata in effetti la car tina di tornasole della modellistica che i costituenti tenevano presente, ed aveva palesemente dimostrato quanto si diceva poc ’ anzi: furono i cattolici, con le loro idee, ad impostare il di scorso e gli altri, o perché non ne avevano di altrettanto organi che, o perché le tenevano nascoste, giocarono di rimessa, smus sando e cambiando anche molto, ma lavorando sempre all ’ in terno del modello di La Pira e di Dossetti. Quest ’ ultimo aveva chiuso la discussione preliminare nella I Sottocommissione con un famoso o.d.g., che non venne mai formalmente approvato, ma che rappresentò il terreno del suc cessivo lavoro comune. In esso si respingevano sia lo statali smo sia l ’ individualismo e si affermava che «le persone sono de stinate a completarsi e a perfezionarsi a vicenda mediante una reciproca solidarietà economica e spirituale: anzitutto in varie comunità intermedie disposte secondo una naturale gradualità (comunità familiari, territoriali, professionali, religiose etc.) e quindi, per tutto ciò in cui quelle comunità non bastino, nello Stato ». Due giorni dopo, La Pira e Lelio Basso presentarono la prima stesura di quello che sarebbe poi divenuto l ’ art. 2 della Costituzione (e che doveva invece essere, secondo loro, l ’ art. 1) e l ’ influenza dell ’ o.d.g. di Dossetti è evidente: «La presente Co stituzione, al fine di assicurare l ’ autonomia e la dignità della persona umana e di promuovere a un tempo la necessaria soli darietà, economica e spirituale, in cui le persone debbono com pletarsi a vicenda, riconosce e garantisce i diritti inalienabili e sacri dell ’ uomo, sia come singolo sia come appartenente alle forme sociali, nelle quali esso organicamente si integra e si per feziona». Il dibattito che segue è incredibilmente misero. Mastrojan- ni si chiede se non sia meglio dire che le persone «si completa no», anziché «debbono completarsi», Umberto Merlin ritiene «mercantile» l ’ aggettivo «inalienabili» e propone al suo posto «naturali», solo Concetto Marchesi coglie il nodo cattolico del la proposta e si preoccupa per l ’ uso del concetto di autonomia, in quanto questo, riferito a una serie ampia di comunità, può essere riduttivo del ruolo dello Stato. Propone che si dica invece «libertà» e ha l ’ appoggio di Togliatti, il quale, sornione, lo mo tiva «con una ragione molto semplice: che tutti capiscono la parola libertà». Si arriva così a un testo concordato: «La pre sente Costituzione, al fine di assicurare l ’ autonomia, la libertà e la dignità della persona umana e di promuovere ad un tempo la necessaria solidarietà sociale, economica e spirituale, riconosce e garantisce i diritti inalienabili e sacri dell ’ uomo, sia come sin golo, sia nelle forme sociali nelle quali esso organicamente si integra e si perfeziona». A questo testo, di stampo ancora accentuatamente organi cistico, dà una prima potatura il Comitato di redazione, sulla base di motivazioni e di intese che ci sono purtroppo ignote. Il fatto è che nell ’ Adunanza plenaria della Commissione l ’ articolo è diventato art. 6 e il suo testo è così cambiato: «Per tutelare i principi sacri ed inviolabili di autonomia e di dignità della per sona, e di umanità e giustizia fra gli uomini, la Repubblica ita
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