Problemi della transizione 1979

Democrazia in Occidente

quella della borghesia comunale, fu resa possibile da politiche economiche che «inventavano», fra l ’ altro, i contributi pubblici e i mutui a tasso agevolato 32 . Alla base del mercantilismo c ’ era stata la convinzione che il profitto fosse determinato da politiche statali di favore. Sul mercantilismo il liberismo trionfò per l ’ opposto convincimento che il profitto dipendesse dalla quantità di capitale investito in lavoro salariato. L ’ odierno neomercantilismo — ché il capitali smo assistito altro non è se non neomercantilismo — raggiunge le punte più avanzate in quei paesi che non hanno, come il no stro paese, o che hanno perduto, come la Gran Bretagna o la Francia, la forza di superare con l ’ imperialismo gli interni limiti alla accumulazione del capitale e che subiscono, anzi, l ’ ulterio re limite imposto dall ’ intervento del capitale straniero. Qui la classe capitalistica deve, per mantenere i livelli di profitto, in tensificare lo sfruttamento del lavoro o, quanto meno, contene re la spinta salariale; ma è costretta, su questo terreno, a misu rarsi con la forza crescente delle classi lavoratrici, con la pres sione incalzante delle organizzazioni sindacali. Deve cimentarsi con un problema che ai protomercantilisti era risparmiato, de ve fronteggiare la progressiva emancipazione, politica oltre che contrattuale, delle classi lavoratrici. È costretta, allora, ad escogitare nuove tecniche di estrazione del plusvalore, diverse da quelle tradizionali e miranti a neutralizzare gli aumenti sala riali, a verificare le conquiste economiche dei lavoratori. Essa invoca, allora, l ’ azione dello Stato: l ’ inasprimento del prelievo fiscale, il finanziamento pubblico alla produzione, la costitu zione di imponenti apparati di economia pubblica, che riduco no i costi della produzione e ristabiliscono i livelli di profitto. Si modificano così i modi dello sfruttamento: l ’ espropriazione dei produttori è solo in parte attuata dai capitalisti singoli, all ’ atto in cui si appropriano del valore dei beni prodotti; l ’ espropria zione è attuata anche su quella parte del valore che il capitalista singolo corrisponde ai lavoratori in forma di salario, ed è at tuata, in questa seconda fase, dallo Stato. Siamo in presenza di una mutata tecnica di estrazione del plusvalore: il capitalista singolo ne trattiene per sé solo una prima quota; una seconda, considerevole, quota è prelevata, coattivamente, dal «capitali sta collettivo», che la volge poi a vantaggio generale della classe capitalistica o a profitto di singoli suoi componenti. A questi ri torna nelle forme, dirette, dei contributi statali, delle sovven zioni, dei mutui agevolati alle imprese private; vi ritorna nelle forme delle indirette «utilità» offerte dagli apparati di econo mia pubblica 33 . C ’ è un preciso rapporto fra questo «modello» economico e

32 Ricordo Boissonade, Colbert. Le triom- phe de l ’ étatisme, Paris, 1932; id. , Le so- cialisme d ’ Etat, Paris, 1927; e cfr. Cipolla, Storia economica dell ’ Europa preindustria le, Bologna, 1974, pp. 79 s., 132 s., 148. 33 Riassumo, con ciò, quanto per la prima volta ho scritto ne Le istituzioni dell ’ econo mia capitalistica, Bologna, 1974, p. 33 ss.; e poi, replicando a Guastini e ad altri, in Sociologia del diritto, 1975, p. 405; infine, riepilogando i termini della questione, ne Le istituzioni dell ’ economia di transizione, cit. , p. 9 ss. Constato ora che anche Negri, La forma Stato, Milano, 1977, p. 242, mi concede che «la spesa pubblica viene cor rettamente considerata come plusvalore so ciale estorto dal capitalista collettivo», e

rimprovera Guastini di avermi, «in manie ra troppo spiccia e tradizionale», contesta to un tale assunto. Ma contesto altresì che lo stesso Guastini dichiara ora di avere mu tato avviso: «desidero (...) fare un ’ auto critica: (...) ho negato senza seri argomenti che il prelievo fiscale possa considerarsi estrazione di plusvalore: ero in preda, evi dentemente, ad un pericoloso attacco di ortodossia» {Sulla borghesia di Stato, in Critica del diritto, 1977, pp. 33 e 38 nota 9). Ma a rimproverarlo, questa volta, B. D(enti), in postilla al suo scritto (tw, p. 36).

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