Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

cantilista utilizza, contro i lavoratori, il volto autoritario e re pressivo. Qui si infrange il sogno neoliberista della nostra borghe sia. Essa deve, comunque, fare ricorso allo Stato; di questo ha, in ogni caso, bisogno: o perché eroghi sovvenzioni e gestisca in frastrutture, trasferendo sui bilanci pubblici i costi delle impre se e neutralizzando per questa via la pressione salariale (capita lismo assistito) oppure perché tenga a freno gli antagonismi di classe, e garantisca d ’ autorità il mantenimento delle condizioni per la riproduzione del capitale (capitalismo autoritario). La quale seconda via, ammesso che fosse praticabile, farebbe re gredire il nostro paese lungo la catena internazionale del capi talismo, fino alla condizione — altro che «restare nell ’ Europa» — dei suoi anelli più deboli, ché è proprio di questi, ossia dei paesi del cosiddetto Terzo mondo, il tipo di «liberismo» che si attua con il contenimento forzoso della classe operaia. Ma non ci si illuda che una simile via sia praticabile nel nostro paese: il «caso italiano» è anche la forza di classe del movimento ope raio, la sua forza politica e sindacale, la sua capacità, tante vol te sperimentata negli ultimi trent ’ anni, di sventare i tentativi di svolta autoritaria 6. Ma non è solo, oggi a differenza che in passato, una forza detenente, solo una capacità di difesa. Il «caso italiano» ha, anche per altro aspetto, una sua specificità: è un fatto che, da noi, la classe operaia mostra, nel suo insieme, una sempre minore propensione ad agire come forza del mercato (in con trasto con la persistente spinta rivendicativo-salariale che essa denota negli anelli forti del capitalismo) ed una sempre più ac centuata aspirazione a porsi come forza dirigente del paese, animata da un rinnovato internazionalismo. E qui il discorso sulle trasformazioni del sistema economico incontra, ancora una volta, quello relativo alle trasformazioni del sistema politi co. Le prime agiscono come fattore di accelerazione delle se conde: il capitalismo di Stato sposta la sede del conflitto socia le, la estende dalla fabbrica alle istituzioni politiche. I meccani smi di traslazione internazionale, dagli anelli più forti agli anel li più deboli, degli effetti della caduta del saggio di profitto aprono nuovi fronti alla lotta contro lo sfruttamento. Riorga nizzare il sistema produttivo, superare gli squilibri territoriali, programmare lo sviluppo, rilanciare gli investimenti e poten ziare la produzione, favorire una politica nazionale di coopera zione con altre aree economiche diventano obiettivi della stessa classe lavoratrice, a misura che questa acquista coscienza delle cause profonde dello sfruttamento, del costo della vita, della disoccupazione, e matura il convincimento che la sua azione deve, in sede sindacale come in sede politica, essere principal mente spinta sul terreno della politica economica, nazionale, europea, internazionale. Due intuizioni, maturate in successio ne di tempo, hanno caratterizzato la strategia del movimento operaio in Italia: la democrazia economica non è separabile dalla democrazia politica; la democrazia nei rapporti interni non è dissociabile dalla democrazia nei rapporti internazionali. È ozioso domandarsi se il nostro paese sia l ’ ultimo degli anelli forti o il primo degli anelli deboli del capitalismo. Non è però ozioso cogliere il nesso fra il tanto conclamato «caso ita liano» e la peculiare posizione nella quale l ’ Italia si colloca lun go la «catena» del capitalismo. E, proprio per questa colloca

Nuovo internazionali smo

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