Problemi della transizione 1979

Disoccupazione giovanile

soccupazione speciali: dal 69,7% al 71,4% costituendo la più elevata percentuale di presenza femminile rispetto a tutte le al tre regioni. L ’ offerta di lavoro femminile è quindi non solo elevata ma è attualmente in espansione e questo, come abbiamo già indica to, può sia dipendere da motivi tutti interni alle motivazioni sottostanti questa offerta (maggiore scolarità, elementi cultura li ecc.) sia, e questo è il dato determinante, dal fatto che questa offerta si presenta in un mercato in cui non è presente struttu ralmente il disoccupato maschio adulto. E evidente infatti che in una zona meridionale dove i disoccupati sono maschi adulti con non elevata scolarità l ’ offerta di lavoro femminile qualifi cata tende a non presentarsi esplicitamente perché lo ritiene inutile. In quanto poi alle caratteristiche di scolarità di questa of ferta di lavoro giovanile sono disponibili i dati solo per gli iscritti alle liste speciali di disoccupazione che indicano una consistente presenza di giovani con elevato titolo di studio: ben il 72,6% di tutti gli iscritti in Emilia-Romagna ha un diploma o una laurea. Il tipo di «disoccupato» che emerge da questa si tuazione è perciò una donna, giovane, con un elevato titolo di studio chiaramente orientato verso occupazioni terziarie (la stra grande maggioranza dei diplomati iscritti ha il diploma magi strale o quella di un Istituto Tecnico o professionale di tipo com merciale; le lauree sono prevalentemente in materie letterarie). I dati visti precedentemente in relazione alla occupazione e disoccupazione esplicita mettono in evidenza come le caratteri stiche della disoccupazione individuino soprattutto le difficoltà delle donne giovani ad elevato titolo di studio. Gli squilibri tra questa situazione esplicita e quella delle al tre zone italiane (in particolare quelle meridionali) sono eviden ti. Ugualmente evidenti sono gli squilibri relativi alla economia parallela: quello che infatti emerge sempre di più dalle ricerche comparate che vengono fatte sul lavoro a domicilio, sul lavoro nero, sul doppio lavoro ecc. è che all ’ interno di uno stesso ter mine, ad esempio «lavoro a domicilio», coesistono realtà pro fondamente diverse per cui in una zona come l ’ Emilia-Roma gna essere lavorante a domicilio può voler dire avere un introi to molto superiore a quello che può prendere una lavorante a domicilio pugliese anche se il tipo di lavoro è quasi lo stesso. Inoltre i lavori part-time e stagionali sono molto più diffu si e meglio remunerati in Emilia-Romagna che non nelle zone meridionali e si ha quindi una maggiore divaricazione tra zone «ricche» come l ’ Emilia-Romagna e le zone del mezzogiorno e delle isole. Alcuni dei dati più significativi che fanno emergere questa economia parallela sono indicati nelle Tav. 9, 10 e 11. Nella Tav. 9 sono indicati alcuni tassi di attività femminili riscontrati in varie indagini fatte in Emilia-Romagna (tra Mo dena e Bologna) 42 . I risultati sono evidenti: i tassi di attività

b) Tendenze dell ’ occu pazione nell ’ economia parallela

42 I testi da cui sono stati presi i dati espo- sti sono: Comune di Modena, Il lavoro a domicilio nel quartiere La madonnina, Modena 1971; L. B ergonzini , Casalinghe o lavoranti a domicilio, «Inchiesta», n. 10, 1973; Comprensorio della pianura bolo gnese, Indagine sulla condizione della don

i» etó lavorativa in due comuni delcom

prensorio, Bologna 1977.

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