Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

presente che può poi esservi una ulteriore selezione in termini di professione del padre durante il corso degli studi (i dati sugli abbandoni non sono disponibili per professione del padre) ed una successiva ed ancora più consistente influenza sulle scelte lavorative come ormai i dati di ricerche internazionali tendono a mettere in evidenza. b) Un “ secondo punto da sottolineare è la consistente enti tà di studenti provenienti da altre regioni ed in particolare dal centro-sud. I dati disaggregati per regione sono indicati nella Tav. 24 e le cifre assolute sono molto indicative: nel 1976-77 su circa 59.000 studenti 11.700 provengono dalle regioni del centro-sud, 7.200 da regioni del centro-nord e 4.600 dall ’ este ro. Questi dati sono stati divulgati nel dibattito che è stato fat to sull ’ università bolognese soprattutto per chiarire le condizio ni di disagio degli studenti come mense e come alloggi (un letto può arrivare a costare al mese fino alle 80.000 lire e oltre) e si è in queste occasioni parlato di «necessario riequilibrio territo riale». Diventa allora importante indagare sui motivi per cui molti studenti di altre regioni gravitano sull ’ università bologne se. Se si considera ad esempio una facoltà come quella di medi cina si può vedere dai dati della Tav. 24 disaggregati per facol tà che nel 1976-77 erano iscritti a medicina provenienti dall ’ Emilia-Romagna circa 4.700 studenti, dalla Puglia 936, dalle Marche 696, dalla Calabria 641 ecc. Ora mentre per le Marche si può pensare ad una regione vicina è evidente che per la Puglia e la Calabria si è preferito l ’ ateneo bolognese a quello di Napoli geograficamente più vicino. Ora il problema che deve essere posto è se su questa scelta abbiano influenzato o meno elementi di «mercato del lavoro» successivamente alla laurea. In altri termini nella misura in cui una famiglia pugliese decide che il figlio faccia medicina e deb ba comunque cambiare città è importante nella valutazione che viene fatta il problema del posto più «sicuro» dopo la laurea per cui è molto probabile che nella scelta di Bologna vi siano non solo elementi di «prestigio» o «attrazione culturale» ma anche una valutazione che attraverso l ’ ateneo bolognese è più facile ottenere un posto che non attraverso l ’ ateneo napoleta no. Verrebbe così a configurarsi una «emigrazione intellettua le» anticipante quella lavorativa e se questa ipotesi è conferma ta è evidente che molte delle discussioni sul «riequilibrio terri toriale universitario» devono essere impostate in modo diverso in quanto a monte dovrebbe sussistere un «riequilibrio territo riale del mercato del lavoro» da cui potrebbe dipendere il rie quilibrio territoriale universitario. Inoltre la presenza di studenti da altre regioni può essere diversamente considerata nella misura in cui anche all ’ interno delle strutture universitarie si recepiscono idee politiche genera li come quelle proposte dai sindacati e dalle forze politiche di sinistra sulla necessità di un riequilibrio industriale nei con fronti del sud che investa anche le regioni in cui è avvenuto un intenso sviluppo economico e industriale come l ’ Emilia. E evi dente che in una strategia di riequilibrio occupazionale la pre senza di una serie di giovani provenienti dal sud può essere uti lizzata con una particolare attenzione (basta pensare al possibi le uso della ricerca e delle tesi di laurea) cercando di promuove re anche a partire dall ’ università una politica di riequilibrio ter ritoriale che però abbia chiaramente connotati ben più ampi

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