Problemi della transizione 1979
Ragione, potere, sviluppo
nista. Oppure, leggiamo la cosa in altro modo, sullo sfondo delle grandi grammatiche dello sviluppo storico: il capitalismo assomiglia a qualcosa come la rottura massima, la massima scissione di qualcosa che prima era unito. Questa idea dell ’ uno che si divide in due è, come noto, molto profonda e affiora al termine di una lunghissima catena. A volte viene da dire: non ci accorgiamo mai delle grandi continuità perché stanno lì davan ti. Eppure questa idea forza è anche alla base del nucleo metafi sico del programma di Marx: l ’ uscita dal capitalismo è la ri composizione e il ripristino di un ’ unità originaria perduta. E appunto l ’ inaugurazione della storia, dopo il calvario della scis sione, zd est della preistoria. Alla classe centrale della trasfor mazione sociale si affida così il compito della revoca generale dell ’ alienazione. Come non sentire l ’ aria di famiglia con l ’ idea dei rivoluzio nari francesi per cui si trattava di restituire forma alla mutilata «natura» umana? E non vengono forse in mente le pagine di Schiller sull ’ educazione estetica dell ’ umanità? 3.4. Proviamo ora a gettar luce su alcune caratteristiche di questa famiglia di immagini classica. Primo: la società è pen sata sempre come un punto, dotato di un centro e di periferie. L ’ idea, di pretta impronta riduzionistica, è che manovrando sul sistema centrale, eo ipso e linearmente si trasmettono alterazio ni significative sui sistemi periferici, senza possibilità di feed back. Il sistema centrale può essere tanto quello politico quan to quello economico. Il succo della questione non cambia. (E pensiamo inoltre al fatto che il pensiero classico della transizio ne si apre nel nome della politica, id est dello stato e si chiude ne nome dell ’ economia, id est del mercato). C ’ è qui l ’ idea che sia sempre individuabile uno e un solo sistema centrale e auto nomo rispetto agli altri. Spesso esso è nascosto: si tratta allora di far luce e, al di là del modo in cui le cose appaiono, catturar ne l ’ essenza, il modo in cui effettivamente stanno. Secondo: il processo di mutamento della società è del tutto determinato ex ante. Nel senso che la direzione del suo proces so è garantita dalla regola del progresso e/o dello sviluppo. Questo, e non altro, fonda e motiva razionalmente la strategia del mutamento stesso; una massima in questo caso potrebbe es sere del tipo: «fa ’ in modo che la società assuma quella forma d ’ equilibrio che è maggiormente compatibile con un incremen to di sviluppo». E ciò vale sia nel caso della libertà e dei diritti à la Rosseau, sia nel caso della rottura dello sfruttamento capita listico nei rapporti di produzione. Si osservi marginalmente che c ’ è come l ’ idea che il valore del gioco sia in ogni caso un equili brio da restituire a un sistema squilibrato. In poche parole; per la ragione classica, si sa sempre qual è il terminale del processo; se non altro, perché in un qualche senso esso sta all ’ inizio del processo stesso, nella «natura» appunto delle cose. Terzo: il potere nella società è comunque localizzabile e vi sibile, a certe condizioni, in uno e in un solo sistema. E quello infatti il sistema centrale del suo fondamento. E ciò vale sia nel caso che il potere sia dislocato nel politico sia che lo si individui nelle regole tacite del mercato. Qui prende corpo quell ’ idea così tipicamente classica del potere che dice sempre di no, per usare una efficace metafora tra le tante che l ’ archivio di Michel Fou cault prevede, anch ’ essa tenacemente connessa con l ’ immagine dello sviluppo. Viene in mente una situazione si questo tipo: c ’ è come una
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