Problemi della transizione 1979
Programmare con il sindacato
si è accennato sopra; 3) alla formazione in seno al sindacato di istanze tecnicamente attrezzate per elaborare strategie e con durre negoziazioni in sede programmatica; 4) a rendere dispo nibili per i sindacati e per le agenzie cui si è accennato sopra strumenti amministrativi e risorse finanziarie adeguate alla ge stione di alcune parti dei contratti programmatici (per esempio fondi disponibili in forma tempestiva e flessibile per migliorare il grado di compatibilità tra obiettivi della programmazione e richieste delle parti contraenti o che addirittura vengano affida te ai sindacati per la gestione diretta di alcuni aspetti della poli tica del lavoro o la realizzazione diretta di alcuni obiettivi sin dacali). Per quanto riguarda le contropartite di potere che posso no essere fornite a quelle istanze del sindacato la cui posizione risultasse peggiorata si può distinguere tra contropartite di po tere contrattuale e contropartite di potere politico. Le prime potrebbero consistere nella introduzione di nuove sedi e conte nuti contrattuali (o nello sviluppo ulteriore di sedi e contenu ti già esistenti) sostitutivi di quelli perduti. Tra questi po ne del lavoro, di organici, di contrattazione di parametri retri butivi che (entro il quadro di vincoli generali all ’ andamento del costo del lavoro) definiscano i livelli relativi dei salari. Le se conde potrebbero consistere nell ’ aumentare il grado di control lo e le capacità di condizionamento delle istanze settoriali, peri feriche e di base sulle scelte strategiche che regolano l ’ azione contrattuale delle istanze centrali. Per meglio chiarire questo problema può essere utile distinguere due tipi fondamentali di democrazia nel sindacato: un primo consistente nella diffusio ne di una serie di poteri contrattuali autonomi in una pluralità di sedi tale che la poltica sindacale complessiva diviene assai più la risultante (talvolta contradditoria) di una serie di solu zioni parziali (questo tipo di soluzione corrisponde sostanzial mente al modello di una democrazia liberale); un secondo con sistente nel fatto che il processo di formazione di una strategia dominante (una sorta di volontà generale) è sottoposta a un si stema articolato di condizionamenti, controlli e verifiche da parte delle istanze periferiche e di base (secondo il modello di quella che si potrebbe chiamare una democrazia radicale). Condizione necessaria o quanto meno fortemente favorevole allo sviluppo di questo secondo tipo di democrazia è che le scel te strategiche del sindacato vengano rese esplicite nella loro ef fettiva portata, nelle interdipendenze esistenti tra i diversi mo menti e nelle loro motivazioni fondamentali attraverso qualco sa che si avvicini ad un vero e proprio programma sindacale. La realizzazione di un sistema di contrattazione programmati ca sembra richiedere che la seconda forma di democrazia venga fortemente sviluppata (in una certa misura a spese della prima). Molti elementi fanno ritenere che oggi nel sindacato sia prevalente una democrazia del primo tipo e che quella del se condo tipo sia per lo più (anche se non esclusivamente) limitata al controllo di base sulla formazione delle scelte nelle sedi con trattuali autonome della periferia. Ma mano che si sale ai verti ci e alle scelte centralizzate il momento del controllo democrati co, pur senza sparire, sembra farsi più incerto nei suoi contenu ti e saltuario nelle sue manifestazioni. E assai imporbabile che la democrazia sindacale possa mai stabilizzarsi in un forma compiuta e coerente, ancor meno pro babile è che essa possa farlo secondo le linee di un qualche mo
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