Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
iii. Ovviamente la riflessione attorno ai fondamenti della vita democratica e alle regole del nostro sistema economico e politico, ha interessato e ha visto scendere in campo forze di di verso orientamento anche se più incisiva e consistente è stata la presenza della sinistra. Ed è altrettanto ovvio che il dibattito non si è sviluppato soltanto sul piano puramente teorico, non si è provato soltanto a fornire contributi alla soluzione di problemi vecchi e nuovi, ma in alcuni casi, in fondo nè infrequenti, nè isolati, si è impe- ganto a costruire veri e propri blocchi di argomentazioni «faci li», ma proprio per questo incisive ed efficaci volte a produrre e a provocare giudizi e atteggiamenti negativi e liquidatori nei confronti di ogni novità corposa e destinati a fare arrestare o ad abbattere, sul piano del senso comune, i passi in avanti, i livelli di egemonia raggiunti dalle forze progressiste lungo tutta la pri ma metà degli anni ’ 70. iv. Alla costruzione di queste argomentazioni hanno dato un contributo decisivo per un verso l ’ offensiva conservatrice e radicale, e per l ’ altro le semplificazioni di comodo, le ipocrisie e le aberrazioni dell ’ estremismo nuovo e le ambigue debolezze di quello storico. E tuttavia quelle argomentazioni si sono nutrite anche delle stesse difficoltà che la sinistra ha incontrato, tanto a mantenere il dibattito saldamente ancorato alla realtà, quan to a portarlo all ’ altezza dei problemi che si è trovata ad affron tare. Al decollo di queste argomentazioni, a renderle incisive so prattutto fra i giovani, ha dato il suo insostituibile contributo il blocco del processo riformatore voluto dalle forze conservatri ci, così influenti nel paese e nella DC, e il clima di violenza, di paura, di intimidazione alimentato dal terrorismo piccolo e grande contrastato e combattuto male e tardivamente. Mi limiterò a qualche breve considerazione intorno a que gli argomenti che a mio parere hanno avuto maggiore diffusio ne e incidenza. Si tratta di accenni, per lo più schematici e provocatori, volti ad aprire una riflessione e un confronto privo di finzioni sui caratteri delle trasformazioni in atto nel paese. Aggiungo che non mi sembra un caso che del problema si occupi, fin dal primo numero, una rivista che insiste sui temi della transizione e che nasce in questo periodo, in un punto alto dello sviluppo democratico come per l ’ appunto è l ’ Emilia-Romagna. v. Il primo blocco di argomentazioni ha fatto leva sul te ma della inutilità delle riforme e ha preso spunto dal tramonto delle «illusioni» alimentate dal centro-sinistra, il quale non solo non riuscì a realizzare neppure quelle riforme che riteneva «in dolori» e «poco costose» e non si avvide che, proprio mentre si profilava nelle sue reali proporzioni la crisi nazionale e interna zionale, naufragava rapidamente quel modello economico che avrebbe dovuto sostenere una espansione senza limiti dei con sumi privati e delle funzioni dello Stato assistenziale. vi. Si è fatta strada in più punti della riflessione politico ideale una convinzione secondo la quale le riforme sono di,fat to impossibili e, quandanche non lo fossero, risulterebbero inu tili e dannose. E su questo terreno, pur procedendo da punti di vista diversi, hanno finito per incontrarsi orientamenti certa mente non omogenei. Il pensiero moderato e conservatore non poteva condividere un processo riformatore spedito e incisivo in quanto esso nel suo procedere intacca di necessità privilegi e
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