Problemi della transizione 1979

Senso comune e egemonia

livelli di potere consolidato, muta anche in profondità l ’ assetto economico del paese e sposta su un piano di maggiore comples sità il confronto di classe. vii. La riflessione estremista, che ha cercato da ultimo di mescolare confusamente elementi di provenienza «sessantotte sca» con aspetti di culture della crisi caratteristiche delle società consumiste del cosiddetto tardo-capitalismo, ha maturato dal canto suo una decisa contrarietà nei confronti di ogni passag gio riformatore che per un verso avrebbe imposto una impieto sa verifica dei pallidi residui delle istanze «rivoluzionarie» della fine degli anni ’ 60, per l ’ altro avrebbe richiesto una severa ana lisi dell ’ adozione acritica della tesi dello sviluppo ad infinitum dei bisogni individuali considerati antagonisti e dunque incon ciliabili con quelli della società e dello Stato. viii. Le argomentazioni dell ’ uno e dell ’ altro tipo si sono fatte più insistenti e circostanziate e hanno fatto di frequente convergere la loro azione proprio quando nel paese a un modi ficato rapporto di forze faceva seguito l ’ avvio, certamente per seguito con volontà e spinta diseguali dai partiti che formavano la recente maggioranza, di un cauto processo riformatore. Chi non ricorda come il concreto inizio di questo processo abbia coinciso con la fase più selvaggia dell ’ attacco terroristico, con l ’ emergere di atteggiamenti e di istanze fortemente corporative anche fra i lavoratori, con il manifestarsi di forme inusitate di ostruzionismo palamentare come quello adottato dai radicali in occasione dell ’ aborto? ix. Di qui il doppio effetto prodotto da questo blocco di argomentazioni, specie nel periodo in cui si manifestava, pur tra mille lentezze e intoppi, la comune volontà riformatrice del la maggioranza; da una parte lo scatenarsi selvaggio dei corpo rativismi, della difesa degli interessi piccoli e grandi messi in gioco, dei privilegi messi in pericolo, i quali costituivano un primo segnale che andava colto per tempo, di sfiducia nelle possibilità di cambiare; dall ’ altro l ’ aprirsi in serie e in parallelo di una vera e propria fase di lotta contro le istituzioni e contro lo Stato che ha determinato un obiettivo calo di interesse verso gli avversari reali di ogni progresso quali la violenza diffusa e il terrorismo, quali l ’ affermarsi delle teorie dei bisogni individuali contrapposti a quelli sociali e l ’ invocazione dello stato assisten ziale, proprio quando la crisi del modello di sviluppo degli anni ’ 60 ne rendeva impossibile la pratica e che mostrava la pretesa di cambiamenti immediati e parziali e il rifiuto di un progetto complessivo di trasformazione. x. E l ’ argomentazione ha prodotto effetti, ha aperto brec ce anche fra coloro che le riforme le vogliono e per esse si batto no con decisione, convinti come sono che non si danno su que sto piano passaggi indolori; qui forse non si è lavorato molto per affermare a livello di senso comune che le riforme di per sè non sono risolutive di ogni problema, che possono contribuire addirittura ad allargare il ventaglio delle contraddizioni e a in nalzarne il livello; che spesso nella fase di applicazione, di ro daggio producono effetti, per così dire, destabilizzanti e ancora che la loro marcia può essere rallentata o addirittura bloccata dalla frantumazione della società civile, dagli ostacoli di ordine burocratico, dalla carenza e dall ’ assenza degli strumenti, o an che dalle condizioni necessarie perchè una riforma si dispieghi nella sua fase di attuazione. xi. Il secondo blocco di argomentazioni scaturisce diretta

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