Problemi della transizione 1979
Senso comune e egemonia
promettente. Il dibattito sugli argomenti sopra accennati non è riuscito in generale a collegarsi all ’ arco complessivo dei proble mi, all ’ ampio sistema dei riferimenti che si sono proposti alle forze progressiste quando si sono trovate di fronte alla necessi tà, per non arretrare, di dare al paese un volto più moderno, più democratico, piu efficiente. Non mi sembra che incanalare la riflessione su questi bina ri avrebbe significato snaturarne la specificità; al contrario avrebbe voluto dire metterla di fronte ai nodi e alle difficoltà che vanno superate se non si vuole che prevalgano i ritorni a un passato illusoriamente tranquillizzante e le fughe verso un for malismo che si appaga della sua perfetta coerenza logica, e ri fiuta come anomala o addirittura negativa ogni realtà che gli contrappone le sue regole brutali e spigolose. xiv. Si è insistito sul fatto che parte consistente di questa riflessione intorno alla democrazia, alla politica e allo Stato è cominciata sotto il segno della rivoluzione, del cambiamento radicale e ha poi finito con l ’ approdare nelle insenature riparate e rassicuranti del neo-liberalismo. Non discuto dell ’ attendibili tà di questa ipotesi interpretativa suffragata del resto da molti fatti, voglio limitarmi ad osservare che da più parti si è preferi to imboccare la via della continuità rispetto a un passato anche non molto recente della vicenda del nostro paese, piuttosto che la strada scomoda della rottura imposta dalle novità delle si tuazioni nazionali e internazionali. Nè intendo mettere in dub bio la piena legittimità delle soluzioni di tipo neo-liberale, nè, al fondo, neppure il loro contenuto positivo dal punto di vista culturale per un paese non molto laico come il nostro. Resto scettico, profondamente scettico sulle capacità che queste idee e questi argomenti hanno di dare nerbo e sostanza a un reale processo di trasformazione in senso progressista. Sono portato a credere peraltro che questo riflusso, questo ritorno ai temi primo-novencenteschi, neoclassici si dice oggi, questa riscoper ta delle capacità razionalizzatrici ed appaganti del capitalismo sia da spiegarsi, almeno in parte, con la difficoltà a trovare nuove vie, passaggi verso la progettazione di soluzioni inedite per lo sviluppo di questa formazione economico-sociale. Mi sembra del resto che l ’ uso esasperato dello strumento formale, causa e conseguenza della perdita di ancoraggio ai processi rea li, abbia da ultimo prodotto un vero e proprio blocco e un arre tramento dei livelli di riflessione in questo dominio specialisti- co. E così che la riflessione teorica ha finito talora per fare velo, per occultare la sostanza delle cose, i termini reali dello svi luppo. xv. Si pensi ad esempio come la disputa intorno alla demo crazia autoritaria e alla cosiddetta germanizzazione del nostro paese ha contribuito a deformare l ’ interpretazione del quadro politico e sociale che ci ha restituito la consultazione politica del 20 giugno del ’ 76. L ’ aumento dei consensi popolari per una politica di riforme, l ’ accrescimento della forza del più grande partito operaio e popolare che riesce ad affermare uno dei suoi punti programmatici di fondo: quello di una politica di unità e di solidarietà democratica come unica via per fare uscire il pae se dalla crisi in direzione positiva, viene letto semplicisticamen te come primo passo verso una stretta alleanza da stipularsi fra i «partiti maggiori», destinata a costruire un ordine entro il quale la macchina del consenso assicuri la tranquillità dello svi luppo produttivo, l ’ acquiescenza dei cittadini di fronte alla ine
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