Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

luttabile limitazione delle libertà personali e il progressivo rias sorbimento di ogni realtà sociale entro le istituzioni e lo Stato che tutto vede e tutto controlla. xvi. E le prove generali di questa politica, secondo i soste nitori di questa tesi vengono fatte proprio là, come a Bologna e in Emilia, dove il processo democratico è più avanzato, dove l ’ intreccio tra vita civile e vita economica è più stretto, e più forte che altrove è la forza, la tradizione, la capacità di governo delle forze popolari. E infatti proprio a Bologna e in Emilia si è sviluppata con irruenza la grande «querelle» estiva sul «dissen so represso». Soprattutto nei mesi che precedettero il «conve gno sulla repressione» che il «movimento» promosse a Bologna nel settembre del ’ 77 e che ribadì la forza di quella libera vita democratica che era stata data per soffocata e dissolta, si di scusse a lungo sul fatto che una democrazia organizzata in ogni sua parte, assetata di consensi sempre crescenti, in una parola autoritaria, che faceva le sue prove in una società scissa dentro la quale si profilava una lotta fra occupati e disoccupati e non crescevano sacche di emarginazione e di disagio, doveva di ne cessità reprimere ogni dissenso ed esprimere l ’ intolleranza più ferma contro tutto ciò che di diverso, di dissonante, avrebbe potuto emergere. E non si comprese che il problema di fondo dello sviluppo della democrazia in questa parte d ’ Europa era ben altro: non si trattava di salvaguardare un modello, di pro teggere un ’ isola e men che meno di costruire, in un laboratorio molto attrezzato, un modello politico-istituzionale da estende re poi a tutto il paese. Si trattava invece, come si tratta, di com prendere in quale direzione e come espandere ulteriormente una situazione democratica di livello alto, fra i più alti d ’ Euro pa, entro la quale si sono manifestate e si manifestano contrad dizioni generali e particolari, nazionali e locali e si aprono pro blemi che per entità, per ampiezza, per soluzioni richieste sono correlati ai livelli di sviluppo. E dunque di evidenziare i modi e le strade attraverso le quali le zone forti di questa democrazia evitano di chiudersi in se stesse, con l ’ unico risultato di soffoca re le proprie potenzialità e di imprigionare la propria forza e si spingono invece in direzione della crescita complessiva, della maturazione dell ’ intera formazione economico-sociale. xvii. Si pensi alla discussione talora anche aspra che si è sviluppata sui temi del garantismo e delle libertà personali; al di là dei suoi nobili intenti va detto che essa, nella maggior par te dei casi, si è configurata come battaglia difensiva, e talora drammaticamente perdente, specie quando non è riuscita a fare chiarezza teorica sulla differenza che passa tra l ’ esigenza di ri formare lo Stato e quella di combatterlo a fondo in quanto tale, sulla necessità di bloccare il fenomeno del terrorismo e di porre rigorosi distinguo tra dissenso e violenza. Ma lo scacco che ha subito la discussione è stato quello di non essere riuscita a spo starsi su un terreno nuovo già aperto del resto dalle grandi lotte civili e sociali di questi anni. Il passaggio da compiere, certa mente stretto e difficile, era quello di saldare la battaglia per il riconoscimento pieno dell ’ eguaglianza di tutti i cittadini di fronte allo Stato e alle sue leggi e quello della progressiva ridu zione delle ingiustizie e degli squilibri che caratterizzano ancora il nostro sviluppo sul piano economico e su quello sociale. C ’ è uno stretto rapporto di dipendenza tra sviluppo delle basi po polari e democratiche della società, trasparenza della vita isti

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