Problemi della transizione 1979

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

smo realizzato, ma del socialismo in quanto tale poiché, al di là delle loro possibili «traduzioni» storiche determinate, ogni pos sibile forma di socialismo contiene al suo interno, al suo più in timo nucleo teorico, gli elementi di un conflitto latente tra indi viduo e società, individuo e Stato. A ben vedere la negazione, l ’ azione esoreistica nei confronti delle contraddizioni e dei con flitti teorici che la storia dovrebbe incaricarsi di realizzare e di ampliare, coincide con la negazione stessa della lotta di classe o più in generale con la negazione della funzione positiva che le masse hanno esercitato e possono esercitare per l ’ emancipazio ne del ’ uomo e della società. Tutti questi sistemi in quanto privi di prospettive future, starebbero dunque annegando nel cattivo presente che hanno contribuito a determinare. L ’ unica prospettiva praticabile per restituire fiducia all ’ umanità consiste nel fare appello alle risor se e alle capacità razionalizzanti del capitalismo. xxi. Il quarto blocco di argomentazioni deriva quasi di necessità da questa distruzione o destituzione di validità di ogni prospettiva futura che leghi le sue sorti allo sviluppo della de mocrazia e a quello del socialismo. L ’ idea stessa di sviluppo, di trasformazione, di transizio ne, appaiono in questo contesto prive di senso, se non intese come passaggi da un punto ad un altro di questo modo di pro duzione. La razionalità del capitalismo, maturo o tardo poco importa, inteso come punto alto e forse invalicabile del diveni re sociale, ripropone il tema della superiorità e dell ’ assolutezza del presente. E a questa tesi offrono insostituibile sostegno due diverse e solo in apparenza opposte interpretazioni della realtà che hanno ripreso slancio negli ultimi tempi: quella continuista la quale, legata a uno sviluppo lineare e semplice della realtà, considera il presente come indiscutibilmente migliore del passa to e certamente più sicuro dell ’ avvenire, e quella catastrofica secondo la quale è da preferirsi la soluzione di restare abbarbi cati a un presente, figlio di sconvolgimenti gravi, ma ormai passati e sconosciuti, a quella di proiettarsi verso un avvenire il quale riserva soltanto pericoli e rovine peggiori di quelli del passato. E così soprattutto le giovani generazioni non vengono a trovarsi alle prese con i problemi della costruzione di una filo sofia dell ’ avvenire, ma con le angoscie dell ’ eterno presente. xxii. Si esamini ad esempio lo spettro degli atteggiamenti assunti relativamente al problema energetico. Il continuismo non trova gran che da dire; elude, come al solito, il problema in quanto se ne occuperà a cose fatte e converrà che la soluzione ad esso data era senz ’ altro la migliore tra quelle possibili. Non così fa l ’ altra concezione, quella catastrofica, la quale si pone subito dal punto di vista delle immani e certe catastrofi, dei di sastri irreparabili che l ’ uso dell ’ energia nucleare potrebbe por tare all ’ umanità. L ’ argomento è indubbiamente di importanza fondamentale; ma la sua assolutizzazione che in primo luogo deforma e riduce a poca cosa un tema di estrema importanza per l ’ umanità quale quello del tipo di sviluppo e quindi della ri cerca delle risorse energetiche necessarie, in secondo luogo, a ben vedere questa impostazione del problema, prospetta sol tanto una soluzione: quella di ripiegare verso il presente, di correre certamente rischi e pericoli anche gravi che si pretendo no meno catastrofici solo perchè, in qualche misura, cono sciuti. Da questa lettura, insomma, resta ancora una volta esclu-

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