Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
tere un ’ altra prospettiva, quella del capitalismo in via di svilup po. L ’ inquietudine del fenomeno viene ricondotta e spenta in un quadro interpretativo già dato e fissato per sempre. La cosa è una tecnica dissimulata. L ’ io, secondo Freud (che Lukàcs chiama polemicamente in causa), è eteronomo, in larga parte inconscio. La sua formazio ne è non soltanto tarda, ma anche debole — minacciata e revo cabile. Brecht, per suo conto, annotava: «Agli individui non può venir concesso nei libri un posto molto maggiore e soprattutto un posto diverso che nella realtà. Per dirla in termini assolutamente pratici: per noi gli individui nascono attraverso la rappresentazione dei processi della con vivenza umana ed essa può essere allora “ grande ” o “ piccola ” . È assolutamente sbagliato dire: si prenda un grande personag gio e lo si lasci reagire in vario modo, si renda il suo rapporto con gli altri personaggi il meno fugace e superficiale possibile» 3 4 . Per Freud come, in maniera diversa, per Brecht, tra il pia no della coscienza (della rappresentazione) e il piano della «realtà» c ’ è una discontinuità che tra l ’ altro rende improponibi le la tecnica dell ’ immedesimazione, cioè il situarsi nel posto oc cupato dal personaggio per comprendere il processo che sta avendo luogo. Non è più la coscienza a illuminare, ma è la co scienza che esige di essere illuminata. È tutto il platonismo del la coscienza (l ’ idea di un mondo riprodotto «nello specchio dei sentimenti e delle riflessioni degli eroi») 5 che viene respinto. Lukàcs sembra, al contrario, condividere le illusioni dell ’ io e il mito della trasparenza della parola. L ’ unità della ragione è assi curata per via di verdetti e di eliminazioni. Le possibilità astrat te non sono le possibilità cui l ’ io ha rinunciato e che tuttavia sono indistruttibili (lo storicamente fallito di Adorno), ma non verità, caduta colpevole nell ’ inessenziale, cattiva infinità. La malattia, a sua volta, non avrà contenuti propri, ma sarà il non essere della salute, uno stato di sospensione, una realtà pri vativa. Ogni modello culturale diventa classico e pretende alla normativa nella misura non si concepisce più come modello, in una storicità fluida di modelli, ma — proprio come Lukàcs — assume l ’ autorità di un ’ invariante, la forma della totalità. Sta bilito un paradigma «normale», fuori di esso si può avere solo degradazione ontologica: stati di disgregazione del reale, equi valenza di possibilità astratta e possibilità concreta, deiezione e malattia. Per converso ogni modello nuovo si trova davanti a problemi di giustificazione e costruzione. Esso non ha dalla propria parte nessuna legittimazione storica, e si porrà sempre come qualcosa di non organico, sarà sempre facile accusarlo di mancare di profondità, di fermarsi all ’ accessorio, al descrittivi smo o al patologico. In realtà l ’ opposizione tra i due modelli è un ’ opposizione tra due concezioni storiografiche. Per l ’ una il processo artistico consiste nella rappresentazione di un senso immanente alla realtà che chiede soltanto di essere svelato, e, propriamente, in un accorgersi, in un prender coscienza nel
3 Ibidem. 5 Ibidem, p. 241.
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