Problemi della transizione 1979
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
una felicità che è presente senza parere, con la clausola mortale del chimerico: di non essere» 9 . Occorre per Adorno che l ’ arte non celi la sua natura meta forica — che non dia come esistenti e realizzati i suoi contenuti — e che viceversa viva per la propria morte, nella prospettiva di abolirsi come metafora e di dar luogo alla pienezza dell ’ espe rienza effettuale. La verità dell ’ arte e del pensiero che si realizzi come verità dell ’ arte e del pensiero (come specificità) è falsa, perché fondata sulla divisione del lavoro e sulla totalità degra data. «Solo purché il suo contenuto sia vero fuor di metafora l ’ arte, che è prodotto di fattura, si scuote di dosso l ’ apparenza che il suo esser fatta produce» 10 . Senonché si tratta poi di una verità dell ’ arte e del pensiero, solo perché non può davvero rea lizzarsi come verità della vita tutta intiera. Qui è l ’ aporia dell ’ arte in generale e delle avanguardie in particolare. Menzo gna e verità diventano così due elementi complementari e inelu dibili delle opere. Per un verso: «Nella sua stessa verità, nella conciliazione, che la realtà empirica rifiuta, l ’ arte è complice dell ’ ideologia: dà a credere che la conciliazione c ’ è già. Per il loro apriori — se si vuole: per la loro idea — le opere d ’ arte rientrano nel contesto di colpa» 11 . Ma per un altro verso: «Il marchio delle opere autentiche è che ciò che esse ap paiono dia di sé una tale manifestazione da non poter essere una bugia, senza che però il giudizio discorsivo pervenga alla sua verità» 12 . L ’ arte si comporta dunque come una religione senza rap presentazione del proprio oggetto: non è padrona di ciò che non è (dell ’ utopia), e tuttavia si comporta come se lo fosse. Es sa è paradosso, scommessa improbabile sul mondo. Un po ’ co me le tentazioni della ragione di Kant sono vere e svianti, vere perché provengono dalla ragione e svianti perché non possono dimostrare il proprio assunto, così l ’ arte teorizzata da Adorno non mente perché è nell ’ elemento della verità e mente perché non può liberarsi dell ’ illusionismo della parvenza. In questa prospettiva condizione della verità dell ’ arte di viene la sua massima disartizzazione e disumanizzazione. Le opere possono opporsi ai progressi dell ’ alienazione, ai vincoli mortali del «mondo amministrato», e manifestare quella razio nalità (felicità) cui riesce sempre più difficile farsi intendere e ri conoscere, solo rafforzando la negazione e approfondendo la propria contraddizione. In esse «l ’ utopia, ciò che ancora non è, è velata di nero» 13 . E qui è il concetto di V erneinung che cade opportuno, poiché è proprio la negazione della verità — lo choc della dissonanza — che diviene da ultimo l ’ organo della sua rivelazione. Per il consumatore di massa di Adorno (e qui è una delle lezioni fondamentali), anche l ’ interesse perla verità si è trasformato nell ’ astrazione del possesso. Ogni oggetto è dive nuto spettrale. Non c ’ è valore d ’ uso che non sia stato intera mente sostituito dal valore di scambio. Contraddire il falso in
9 Ibidem, p. 187 10 Ibidem, p. 154. 11 Ibidem, p. 193. 12 Ibidem, p. 189. 13 Ibidem, p. 194.
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