Problemi della transizione 1979
Il sogno di una cosa
sapeva Pirandello, il nudo è un effetto del vestito. Viceversa l ’ inconscio è la contraddizione del linguaggio, lo strappo nell ’ «involucro». Il motto di spirito o il lapsus o anche il sogno è appunto una parola caduta sotto l ’ azione dell ’ incoscio e riela borata secondo un ’ altra logica. La parola è il silenzio delle co se, nominare vuol dire perdere le cose, ma il loro silenzio, la lo ro perdita parla nelle contraddizioni del linguaggio. Il linguag gio struttura l ’ inconscio (personale e sociale), e l ’ inconscio de struttura il linguaggio. C ’ è un ordine e un potere sociale e di classe del linguaggio, e una sua illimitata deformabilità. Lad dove, come nel Novecento, norme e valori giocano un ruolo sempre minore, si svaluta la poesia come parola sacra o come rettitudine dei nomi qual era ancora nel grande simbolismo e la si rivaluta come elemento destrutturante, distruzione della real tà, affermazione del possibile. La destrutturazione non è più in tesa alla costituzione di una buona forma o, tanto meno, di una forma assoluta: ogni forma è un momento di equilibrio nel pro cesso del formare-deformare. Alienazione diviene meno la se parazione dell ’ io da sé, da un ordine possibile, che il suo fissarsi in una buona forma, in un ordine possibile. La buona forma è ideologia di possesso, mito della cosa. La sperimentazione è in vece allontanamento {«aventure»} , «sogno di una cosa». E se è ancora una buona forma l ’ utopia che ora o un giorno le cose saranno, o possono essere offerte, che esse possano aprirsi, il sogno di una cosa è tanto (per dirla con Adorno) «una possibi lità promessa dalla propria impossibilità», quanto una quète che si riproduce illimitatamente. Qui la meta è il cammino. La verità del viaggio non è nella meta, ma nel viaggio stesso. Il cammino genera i suoi percorsi e le sue occasioni di verità. G.G.
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