Problemi della transizione 1979

La discussione sull ’ Emilia

di lotta diversi e da una tenace e creativa capacità di trasformazio ne e perciò attraversata in profondità dalla crisi e dalla sua dinami ca. Col risultato di dare le ali a esercitazioni disinvolte nella campa gna ideologica verso i comunisti 3 , o di considerare l ’ Emilia quasi uno Stato o addirittura una formazione economico-sociale domina ta dal Partito e finalmente intaccata nel suo ferreo sistema di al leanze dall ’ «esplosione liberatrice» del marzo ’ 77. (Davvero la rie sumazione — in grande — dei municipi rossi dell ’ esperienza rifor mista Padana, con l'aggravante — rispetto a quella vicenda — del la logica di penetrazione nella società civile della totalizzante ege monia comunista). Il convegno socialista e la discussione successiva hanno pre sentato solo l ’ iniziativa più significativa — specie perchè condotta da una forza tradizionale della sinistra — di un complesso di elabo razioni, ipotesi interpretative e piattaforme che in Emilia hanno tro vato spunti, riferimenti e terreno di applicazione. Del resto la stessa iniziativa e cultura del PSI voglioni nutrirsi di quelle culture e di quel le sperimentazioni. Il dato significativo è che i modelli interpretativi costruiti su questa realtà acquistano rapidamente la forza di chiavi di lettura — di grimaldelli — di una parte larga della realtà italiana o addirittura del suo insieme. Si veda, da ultimo, la fortuna del modulo interpreta tivo delle «tre Italia» e soprattutto il filo rosso — del resto esplicito e di notevole interesse — delle culture e delle analisi che stanno alla base del modello: gli elementi distintivi della c.d. «economia perife rica» con la specificità della piccola impresa nella formazione italiana 4 . 2. Ora, ogni lavoro di riflessione e di analisi della società emi liana (ce n ’ è una fioritura, ma largamente inficiata da deformazioni ideologiche quando non addirittura da pregiudiziali) che non voglia riproporre con qualche variante i vecchi schemi riformisti ma cer chi di individuare elementi significativi delle tendenze e delle con traddizioni di fondo della società italiana, intanto deve considerare il rapporto tra una elaborazione, una cultura e le forme di organiz zazione delle masse in cui questo pezzo di società naziona le si esprime e vive, almeno in questo dopoguerra, ma anche pri ma. Senza cercare naturalmente alcun rapporto di dipendenza o in terdipendenza meccanica, è certo che la società emiliana è larga mente reattiva alle analisi e alle elaborazioni che tendono a inter pretarne i tratti distintivi, a cogliere gli elementi di trasformazione e di novità. In ragione innanzitutto di un patrimonio di lotte di massa che reggono una vita democratica, che con la riduzione delle con trapposizioni ideologiche ha acquistato in dinamismo, ciò ha con sentito di fare, della propria identità ed eredità storica,più che un impaccio da travolgere nella rincorsa di una indiscriminata concen trazione urbana, elementi di forza per una trasformazione del rap porto città-campagna e della organizzazione della vita produttiva e sociale tale da ridurre i guasti del tipo di sviluppo dominante in que sto dopoguerra. Si tratta di un dato persino ovvio, ma da non dimenticare mai,

3 v. per tutti la relazione di Covatta al Convegno «Progetto socialista e modello emiliano», Bologna 13-15 ottobre 1978, e i suoi interventi di commento su\\'Avanti! dove l ’ Emilia-Romagna viene presentata come il solo esempio di socialdemocra zia europea realizzata in Italia - v. invece per una considerazione complessiva, an

che degli strumenti di lettura, Fausto An derlini: Società, economia, politica e isti tuzioni nell ’ esperienza dei comunisti emi liani, «La Società», Bologna, 1978 (nn. 15, 16, 17/18). 4 A. Bagnasco, Tre Italie, pag. 139 - v. partic. capp. Ili e IV.

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